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Rodolfo Siviero, il Monuments Man italiano che salvò la Bellezza dalla furia nazista

La Bellezza salverà il mondo, ma a volte anche la Bellezza ha bisogno di essere salvata dalla furia umana. Questa fu la missione di Rodolfo Siviero, personaggio singolare e complesso, che fu storico dell’arte e spia, ministro plenipotenziario e agente segreto, poeta e dongiovanni, ma che tutti ricordano per aver contrastato, tra il 1943 e il 1945, la rapacità dei nazisti verso l’arte italiana, e aver trascorso i successivi quarant’anni a recuperare le “prede” artistiche sottratte durante la guerra al nostro patrimonio nazionale.

rodolfo siviero

La sua vita avventurosa, venata di misteri e ambiguità, l’insofferenza alla burocrazia, le sferzanti critiche all’amministrazione pubblica e il carattere irto e tagliente non hanno certo alimentato un’automatica benevolenza nei suoi confronti.

Nato a Guardistallo, in provincia di Pisa, nel 1911, suo è il merito di aver salvato, recuperandole una volta terminata la guerra , oltre 3.000 opere d’arte trafugate dai nazisti. Siviero, figlio di un sottufficiale dei Carabinieri comandante della stazione di Guardistallo, frequentò l’università di Firenze con lo scopo di divenire un giorno un critico d’arte, ma negli anni ’30 venne reclutato dal Servizio informazioni militare (Sim), assumendo poco più che ventenne il ruolo di agente segreto.

Fascista convinto, così come in maniera altrettanto convinta aderirà dopo l’8 settembre al fronte antifascista, nel ’37 è a Berlino sotto copertura, ufficialmente per una borsa di studio in storia dell’arte, in realtà inviato dall’intelligence per recuperare notizie di prima mano sul regime nazista. Nel 1943, stabiliti i contatti con il controspionaggio alleato, si troverà a giocare una pericolosa partita proprio contro il Kunstschutz, segnando una serie di colpi magistrali, ma subendo anche le azioni dei nazisti contro uomini e opere d’arte, come la distruzione, il 30 settembre 1943, dell’Archivio storico di Napoli, dato alle fiamme dopo essere stato scoperto dalle pattuglie tedesche all’interno della villa Montesano o la spoliazione capillare di Firenze e del Museo degli Uffizi, con l’invio verso Berlino di dipinti e sculture. Nonostante il conflitto e l’occupazione del suolo italiano, però, l’attività di Siviero riuscirà a salvare molti capolavori.

Una delle sue operazioni più importanti riguarda sicuramente l’ “Annunciazione” del Beato Angelico, conservata all’epoca nel convento francescano di Montecarlo a San Giovanni Valdarno e richiesta da Göring per la sua raccolta personale. Venuto a conoscenza della cosa, Siviero avvertì la soprintendenza e i frati del convento fiorentino di San Francesco di piazza Savonarola, che nascosero la tavola poco prima dell’arrivo degli uomini del Kunstschutz. E sarà sempre lui a porre in salvo le opere della collezione di de Chirico, prelevandole dalla villa del pittore fuggito da Fiesole. La sua rete informativa gli permette di monitorare e seguire i movimenti dei nazisti, scoprendo che questi avevano trasportato da Firenze a Bolzano, in attesa di condizioni favorevoli per passare il confine, sculture in marmo, bronzo e più di duecento dipinti trafugati dagli Uffizi.

La sconfitta imminente del regime nazista non permise a quel carico di giungere a Berlino, carico che venne ritrovato quasi intatto dagli angloamericani grazie alle indicazioni di Siviero, che a guerra conclusa passò a dirigere l’ “Ufficio recuperi” istituito dal governo italiano, recandosi in Germania come capo della missione diplomatica per la restituzione delle opere d’arte stipate nei depositi tedeschi (la “Danae” di Tiziano, appartenente al Museo di Capodimonte ma regalata nel ’44 a Göring per il suo compleanno, l’ “Apollo” proveniente da Pompei, l’ “Hermes” di Lisippo, il “Discobolo” Lancellotti o la “Leda” del Tintoretto per fare qualche nome).

In seguito Siviero guiderà la Delegazione per le restituzioni del Ministero degli affari esteri occupandosi di furti ed esportazioni illegali. In questi anni recupererà due volte la “Madonna del solletico” di Masaccio: la prima nel ’47, la seconda nel ’73, dopo il furto avvenuto due anni prima a Palazzo Vecchio. Dal nucleo di militari, soprattutto finanzieri, che avevano lavorato con lui uscirono i primi esperti di due diversi corpi: il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e il Nucleo Tributaria di Roma della Guardia di Finanza per l’archeologia che oggi sono considerati i massimi esperti mondiali in tutela e recupero di beni culturali.

Morì a Firenze il 26 ottobre del 1983, lasciando il ricordo di una persona estremamente colta, elegante e dal grande coraggio, ma anche profondamente realista e critica nei confronti della situazione italiana, per la quale pure tanto si era sacrificato nel corso della sua vita. Nel giugno del 1964 scriveva infatti ad un amico: “Chiunque in Italia compie un’opera utile, sia per la cultura come per il popolo, deve rimetterci qualche cosa.”

About Tiziana Leopizzi (7 Articles)
Architetto e giornalista, si occupa di comunicazione e di organizzazione di eventi di arte contemporanea in Italia e all'estero. Editore di pubblicazioni d'arte. È Direttore e consigliere di Ellequadro Documenti - Archivio Internazionale di Arte Contemporanea con sede a Genova e CEO di Alberese.

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