Petroliere, aviatore, regista e playboy. Le mille vite di Howard Hughes, genio dell’impossibile

Il genio miliardario, folle e ardimentoso, di Howard Hughes ha ridisegnato la storia dell’aviazione e del cinema. Fondatore di una delle più grandi compagnie aeree americane, autore di alcune delle più rivoluzionarie pellicole dell’era Holliwoodiana, aviatore spericolato, detentore di record e protagonista di trasvolate sperimentali. La sua incredibile vita è descritta nel film The Aviator di Martin Scorsese, interpretato da Leonardo Di Caprio.

La data e il luogo di nascita di Howard Hughes non si conoscono con certezza: Humble o Houston in Texas, il 24 settembre o il 24 dicembre (come aveva dichiarato lui stesso) del 1905. Suo padre era Howard R. Hughes Sr., imprenditore di successo che nel 1909 brevettò una particolare trivella che permetteva le perforazioni per la ricerca del petrolio in luoghi prima inaccessibili.

La madre proveniva da una ricca famiglia di Dallas e lo zio era il famoso scrittore, sceneggiatore e regista Rupert Hughes. Fin da bambino Howard Hughes dimostrò interesse per la scienza, la tecnologia e per il golf, e prese la sua prima lezione di volo a 14 anni. Dopo la morte del padre, nel 1924, ereditò il 75 per cento della compagnia petrolifera Hughes Tool Company. Si ritirò dall’università, si sposò, si trasferì a Los Angeles e dopo quattro anni divorziò.

Per niente diplomatico, estroso, folle e palesemente egocentrico non era persona che sapesse farsi amare né dalle grandi platee, né dal volubile pubblico, né dalle molte donne con cui intrattenne burrascose relazioni. Ma era un trascinatore, un genio capace di infondere negli altri le sue stesse passioni, un talento naturale irrefrenabile, giunto a solcare vette che prima del suo arrivo non erano state nemmeno concepite.

Dominato da tre grandi passioni, l’aviazione, il cinema e le belle donne, seppe affermarsi con il suo talento in molteplici campi, stabilendo record e sperimentando innovazioni ardimentose che tutte, nessuna esclusa, segnarono per sempre la storia degli Stati Uniti.

Ma tra tutte le sue passioni la più ambiziosa, la più devastante, quella che a più riprese quasi gli costò la vita fu l’aviazione, ed è infatti l’aviazione il settore che maggiormente deve eterno tributo a questo miliardario eccentrico e geniale che, nel tentativo di dare un senso alla sua vita, trasfuse impegno, dedizione e risorse personali, a costo di enormi sacrifici, nel tentativo, riuscitissimo, di scrivere una nuova e gloriosa pagina di storia per l’aereonautica americana.

Come pilota conquistò diversi record e nel 1938 fece il giro del mondo in aereo in tre giorni, diciannove ore e diciassette minuti. Ebbe anche tre incidenti in volo e durante un ricovero in ospedale si inventò un letto meccanico con ottanta diverse posizioni.

La sua casa di produzione di aerei, la Hughes Aircraft, venne fondata nel 1932 e nel 1938 acquisì la Trans World Airlines (TWA), seconda compagnia aerea del paese dopo Pan Am. La TWA aveva il suo quartier generale in Kansas: Hughes spostò la sede a New York e la dotò di aerei innovativi come i Boeing 307 Stratoliners e i Constellations della Lockheed. Nel 1966 una corte federale degli Stati Uniti costrinse Hughes a vendere le sue azioni della TWA, a causa di un conflitto di interessi tra la compagnia stessa e la Hughes Aircraft.

Sarebbe certo stato contento se avesse saputo di essere destinato a morire in volo, anche se il suo ultimo trasferimento non fu motivato dalla sperimentazione di nuove rotte o al raggiungimento di un record, ma semplicemente dall’ultimo, ennesimo tentativo di risolvere, con un ricovero, quella che fu al tempo stesso la più grande delle sue manie e la sua condanna definitiva. L’unica cosa che in pratica, per tutta la vita, lo separò dalla felicità.

Hughes nel ventennio americano a cavallo degli anni 30 e 40, fu in assoluto l’uomo più ricco d’America. Il suo patrimonio dell’epoca era considerato inestimabile e questo gli concesse il privilegio rarissimo di poter osare ovunque e dovunque tutto quello che gli suggerivano la sua fantasia e il suo prodigioso intuito.

Ma non fu solo il suo impero economico a generare l’incantesimo, non furono solo i pozzi di petrolio che riversavano incessantemente nelle sue casse denaro sonante a costruire il mito di un uomo che, sempre e comunque, riuscì nell’intento di realizzare, contro tutti, ogni suo singolo progetto.

Seppe rischiare la sua vita, il suo intero patrimonio, e la sua stessa incolumità fisica nel tentativo di realizzare un sogno. Riuscire là dove nessuno aveva mai tentato prima.

Nel 1934 vinse la Sportman’s Cup, volando con uno dei suoi biplani a una velocità superiore dei caccia militari iscritti in gara nella medesima categoria. Nel 1938 compì il giro del globo polverizzando il precedente record ed ottenendo l’attenzione che gli serviva per assicurarsi i sovvenzionamenti governativi necessari alla progettazione dei nuovi aerei.

L’aereo più veloce, quello più grande, il modello più tecnologico, il record mai abbattuto, le rotte “proibite”, il film più costoso, le migliori attrici, le inquadrature più sperimentali, le sperimentazioni più ardite, la regia più creativa, alcuni suoi record sono tuttora imbattuti, i suoi successi ancora oggi costituiscono un punto di riferimento, la sua leggenda vive ancora.

Gli americani attualmente viaggiano ogni giorno con le sue linee aeree, create praticamente dal nulla, uno dei suoi aerei, il mitico Hercules, è ancora in servizio, le sue pellicole migliori, Gli Angeli dell’Inferno, Scarface e Io Scalderò Il Tuo Corpo, continuano a fare scuola nella cinematografia di tutto il mondo, le sue avventure sentimentali, in pieno ventesimo secolo, sono in grado di scoraggiare chiunque tenti di emularlo.

In ogni modo, ad ogni prezzo e con qualsiasi mezzo, in qualsiasi campo da lui sperimentato, si impose all’attenzione pubblica come un genio, qualsiasi cosa che egli realizzò fu allora, e ancora rimane, insuperabile. Egli seppe compiere, da autodidatta, imprese mai eguagliate. È vero, grazie al denaro fu in grado di circondarsi di valide squadre di specialisti, uomini d’affari, contabili, legali, tecnici, ingegneri, ma sua era la linfa vitale che scorreva in ogni singolo progetto, sue le intuizioni, le decisioni, il coraggio, il rischio e la perseveranza.

Attaccato dalla censura, che tentò di bloccare molte delle sue opere cinematografiche, messo letteralmente sotto accusa quando la sua compagnia aerea tentò la scalata per strappare alla Pan Am il monopolio sulle rotte, portato alla berlina dalle molte donne che tentò di amare, costantemente sulla bocca di tutti, bersaglio continuo di giornalisti e curiosi, forse non brillò per diplomazia e non si contraddistinse certo per la sua propensione ai compromessi, che forse invece gli avrebbero potuto spianare la strada verso il successo, ma decise al contrario di arrivarci per la via più tortuosa, senza cedere di un millimetro né retrocedere mai dalle proprie posizioni.

La sua ostinazione fu premiata. Partendo praticamente dal nulla, come puro autodidatta, divenne inizialmente famoso per la realizzazione di uno dei film storici della cinematografia mondiale, Angeli dell’Inferno del 1930, praticamente il capostipite di tutti i Kolossal.

Costato oltre 4 milioni di dollari, circa quattro volte il film più dispendioso mai realizzato fino ad allora, con un negativo di oltre 560 ore, suddiviso in centinaia di pizze o bobine, record finora mai uguagliato, girato con tecniche di ripresa sperimentali e innovative, questo film, interamente dedicato all’aviazione, richiese anni di lavorazione.

Quando fu ufficialmente presentato riscosse un enorme successo ma, non contento, Howard Hughes, lo ritirò dai circuiti di programmazione per rimontarlo interamente con la tecnica del sonoro, che proprio allora si affacciava ad Hollywood, ancora in forma sperimentale.

La festa ufficiale per la prima del film del film viene ricordata ancora come l’evento mediatico e mondano più sontuoso di tutta storia del cinema, Howard Hughes seppe essere un regista indimenticabile anche per quell’occasione che diresse e controllò personalmente, ben consapevole del potere dei Mass Media.

Bollato come un pazzo e un invasato dalle allora star della regia del cinema Hollywoodiano, Hughes con questo film si impose come regista, ideatore e produttore, realizzando riprese acrobatiche compiute in volo, con l’ausilio di oltre venti cineprese che riprendevano la scena da angolature diverse, creando una delle opere forse più perfette del cinema d’aviazione, soprattutto nella realizzazione delle scene di massa, dove apparivano più di trenta aerei contemporaneamente coinvolti in battaglia. Scene nelle quali lo stesso Martin Scorsese, quando si è trovato a doverle riprodurre ad oltre 80 anni di distanza, ha ammesso di aver trovato difficoltà, nonostante le moderne tecnologie, le sofisticate strumentazioni e le simulazioni elettroniche oggi disponibili.

Mise sotto contratto, lanciando le più celebrate dive di Hollywood, Jean Harlow, Jane Russell, Ava Gardner, Jane Mansfield, si assicurò le scritture di attori del calibro di John Wayne, Robert Mitchum, Thomas Mitchell, Walter Huston, Vincent Price e Boris Karlof, contribuì a lanciare registi indimenticabili come Dick Powell, Preston Sturges e Otto Preminger. La storia del cinema americano reca ovunque la sua impronta.

Ma il Cinema, con i suoi incredibili guadagni, i suoi fasti e le sue luci, gli serviva solo per foraggiare, mantenere e sviluppare l’altra delle sue grandi passioni, quella che di fatto lo divorò fino alla morte, lo sviluppo dell’ingegneria aereonautica.

Tutto quel che fece, e che gli diede fama, notorietà e successo, conquistare record di velocità, acquistare linee aeree, fondare compagnie cinematografiche, realizzare film di cassetta ma capaci di scuotere l’opinione pubblica, frequentare il bel mondo dorato del jet set, corteggiare dive, apparire sui giornali scandalistici, ottenere i permessi per le rotte civili strappate alla Pan Am, tutto fu conseguito in nome di un unico progetto, il suo interesse primario, l’industria aeronautica.

Per ottenere credibilità, fondi governativi, appoggio delle commissioni di collaudo, e contratti di appalto che sostenessero i costi per la progettazione e la realizzazione di nuovi aerei, egli aveva bisogno di attirare su di sé tutta l’attenzione possibile, e le sue attività collaterali in fondo servivano proprio a questo.

La sua altra grande passione furono le donne. A Hughes furono attribuite relazioni con diverse attrici: Katharine Hepburn, Bette Davis, Jean Harlow, Ginger Rogers, Lana Turner, Faith Domergue e Ava Gardner. Fu poi sposato dal 1957 al 1971 con l’attrice Jean Peters.

Tanta forza, tanta genialità, tanta dinamica perseveranza, tante energie costantemente infuse in un unico scopo, logorarono presto una tempra già segnata da tare mentali, conducendolo in breve a un delirio compulsivo di origine psicologica. Il disagio di una vita spesa nel tentativo costante di raggiungere sempre un traguardo situato oltre ogni confine conosciuto emerse in turbe mentali, in fobie igieniste ossessive, in paure e terrori che presto arrivarono a condizionargli la vita.

Il mito dell’uomo americano, l’incarnazione perfetta del Self Mad Man, di colui che nonostante l’impero economico seppe comunque ritagliarsi i suoi trionfi solo grazie alle qualità personali, arrivando a prevalere in campi che gli erano totalmente sconosciuti, e scrivendo a chiare lettere il suo nome nell’Olimpo degli Eroi, sfumarono ben presto nelle fobie quotidiane, ossessive e alienanti, della Germofobia, che lo condussero a vivere i suoi ultimi vent’anni segregato nelle stanze di un sontuoso hotel a Las Vegas, situato all’interno del Desert Inn, uno dei suoi Casinò.

L’uomo più potente d’America era ridotto a vivere rinchiuso in una stanza sterile, isolato da tutto e da tutti, nel perpetuo timore di un contagio che a volte gli impediva addirittura di nutrirsi. Ma egli continuava comunque a dominare, da quel volontario esilio, il suo grande impero attraverso miliardi di note, appunti, istruzioni e progetti che puntualmente e quotidianamente faceva pervenire ai suoi collaboratori, e che venivano ciecamente eseguiti.

Hughes era letteralmente ossessionato dalla smania del successo, ma non tanto per il denaro che poteva dargli, visto che ne aveva già, né per la notorietà che poteva derivargliene, e che invece detestava, quanto piuttosto per contrastare in qualche modo una fine che sentiva vicina, nel tentativo di scrivere il suo nome a lettere d’oro negli annali della storia.

Così come gli egiziani erigevano le piramidi a memoria della loro esistenza e del loro operato così Howard Hughes costruì dei sogni, inossidabili, concreti, tangibili e realizzati, ma pur sempre sogni.

Scrisse pagine di storia e lasciò di sé al mondo un’immagine conturbante ma definitiva. Un pazzo, un genio, un inventore, un grande pioniere con una futuristica visione del mondo, un affascinante esploratore delle possibilità umane, che seppe portare un passo più avanti l’affermazione di se stesso oltre le porte della memoria, generando un mito unico e ineguagliabile, lasciando di sè un’immagine scanzonata e impudente, ed ottenendo a pieno titolo un posto d’onore nell’Olimpo degli intoccabili.

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