La potenza cinese dietro la spavalderia di Kim. Tutte le relazioni tra i due paesi

Il sostegno economico cinese alla Corea del Nord risale agli albori della guerra di Corea (1950-1953). A partire dal 2005 le esportazioni della Cina verso il Paese sono cresciute in modo significativo e i coreani parlano di “amicizia di sangue”. Nonostante questi presupposti, dopo i test nucleari la sicurezza e il mantenimento della stabilità nell’area restano le questioni primarie per Xi Jinping.

Le risorse della Corea del Nord

La Corea del Nord è ricca di risorse minerarie: possiede oltre 300 tipi di minerali, con oltre 200 tipologie utili. La Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) è ricca anche di minerali metalliferi ed energetici, sufficienti per soddisfare il 70% del fabbisogno interno di materie prime industriali e combustibile, mentre possiede solo modeste quantità di petrolio e gas naturale; il paese è ricco di antracite e di lignite ma non possiede giacimenti di carbone da coke, necessario per l’industria dell’acciaio; la Corea del Nord è inoltre ricca di risorse idroelettriche.

La ricchezza è nel carbone

Al momento i minerali maggiormente estratti in Corea del Nord sono il carbone, i minerali ferrosi, il piombo, lo zinco e il calcare; sostanzialmente si tratta di prodotti primari venduti principalmente in Cina. Il carbone è il minerale più importante estratto in Corea del Nord.

Il paese possiede una riserva di 14,74 miliardi di tonnellate di carbone, costituita da 11,74 miliardi di tonnellate di antracite e 3 miliardi di tonnellate di lignite. Le condizioni attuali garantiscono una capacità estrattiva intorno ai 7,9 miliardi di tonnellate. Il carbone estratto in Corea del Nord si suddivide in antracite e carbone bituminoso; la prima proviene principalmente dalla provincia del Pyongan settentrionale, mentre il secondo è presente nelle province dello Hamgyong settentrionale e meridionale. Al momento, a livello centrale la Corea del Nord ha un totale di oltre 100 miniere di carbone, di cui più di 70 di antracite e più di 30 di carbone, mentre a livello locale le miniere di carbone sono oltre 500. Nel 2011 la Corea del Nord possedeva riserve di carbone per un ammontare stimato di 661 milioni di tonnellate, principalmente destinate all’esportazione in Cina, pari al 10% del prodotto interno lordo.

A causa della mancanza di petrolio e di gas e di fondi per sviluppare le risorse idroelettriche, in Corea del Nord il carbone è divenuto una risorsa chiave per la produzione di energia elettrica. Per risolvere il problema della scarsità di energia, la RPDC ha deciso di incrementare l’estrazione del carbone, costringendo i lavoratori del settore del carbone a dedicarsi all’esplorazione di miniere e all’estrazione. Ma il tasso di estrazione del carbone della Corea del Nord non è molto elevato, a causa del ridotto impiego di metodi estrattivi nuovi e di tecniche di brillamento avanzate.

Cina, il principale alleato

La Cina e la RPDC sono paesi confinanti che intrattengono rapporti cordiali. La prima ha necessità di importare risorse minerarie per favorire il proprio sviluppo economico, e la seconda ha bisogno di cibo, fertilizzanti, petrolio e gas per il sostentamento della popolazione, così le due parti continuano ad approfondire la cooperazione nel settore delle risorse minerarie.

Secondo il rapporto, la China National Gold Co., Ltd. ha stipulato un contratto con la RPDC per l’estrazione del rame della durata di 25 anni che prevede la gestione al 50% della più grande miniera di rame nordcoreana, denominata “Hyesan Copper‘ e situata nella regione di Ryanggang. L’investimento cinese ammonta a 8 milioni di euro. In precedenza il Dipartimento del Commercio della provincia cinese di Jilin aveva stipulato un accordo del valore di 7 miliardi di renminbi con il governo della Corea del Nord per l’estrazione di minerali ferrosi che gli assicura i diritti di sfruttamento della miniera di Musan, la più grande miniera nordcoreana di minerali ferrosi, per 50 anni.

Di conseguenza la Cina ha a disposizione 10 milioni di tonnellate di minerali ferrosi estratti dalla miniera di Musan ogni anno. Inoltre, la più grande azienda importatrice di risorse minerarie cinese, la CMC, ha pianificato di investire nelle più grandi miniere di carbone senza fumo, con una produzione annuale di 3 milioni di tonnellate. La Cina sta inoltre promuovendo lo sviluppo congiunto di miniere di molibdeno e del giacimento di petrolio nella Baia di Corea, non distante da Pyongyang.

Come sopperire alla mancanza di petrolio

La cosa interessante è che la Corea del Nord possiede pochi combustibili e ora si affida alle importazioni dalla Cina e dalla Russia. Secondo la U.S. Energy Information Administration la Corea del Nord non possiede riserve di petrolio e non produce petrolio né altri liquidi. Secondo il rapporto nel 1991, quando la Corea del Nord comprava il petrolio dalla Cina e dalla Russia a prezzi bassi, il consumo dell’oro nero nel paese ammontava a 7,6 milioni di barili al giorno. Nel 2013 il consumo era crollato a 1,7 milioni di barili, la capacità produttiva delle sue raffinerie di petrolio grezzo si attestava sui 640.000 barili al giorno, di cui solo il 20% veniva effettivamente utilizzato.

La Corea del Nord, inoltre, non ha alcuna capacità di esplorazione ed estrattiva. Benché il paese abbia sette bacini geologici completamente sfruttati, i pozzi scavati sono solo 22. Finora la joint venture HBO, gestita dalla compagnia di esplorazione petrolifera nordcoreana e dalla mongola HBOil, non ha condotto alcuna attività di esplorazione. Nel luglio 2014 la HBO ha pianificato di aprire la data room alle aziende straniere, sperando di attirare investimenti dall’estero. Ma a causa dell’esistenza di problemi ecologici, gli investitori occidentali non hanno mostrato interesse. Mentre la Corea del Nord cercava aiuti all’estero per sviluppare il proprio settore oil & gas, nessuna azienda straniera si è presentata per fare almeno un’esplorazione preliminare. Ciò è dovuto al fatto che la RPDC non possiede la tecnologia e le competenze per estrarre il proprio petrolio e il proprio gas, né ha denaro da dedicare a qualsivoglia progetto. Sebbene la China Railway Construction Investment Corporation abbia annunciato grandi investimenti in Corea del Nord, inclusi investimenti nel settore oil & gas, la situazione di tensione attuale dovuta alla questione nucleare rende semplicemente impossibile qualsiasi investimento su larga scala.

Le relazioni sino-nordcoreane dopo le sanzioni

Per quanto riguarda l’attuazione delle sanzioni previste dalla risoluzione 2321 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nei confronti della Corea del Nord, il 18 febbraio 2017 il Ministro del Commercio cinese e l’Amministrazione Generale delle Dogane hanno emanato un avviso pubblico in piena conformità con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e con le leggi e i regolamenti statali vigenti, e dal 19 febbraio 2017 la Cina ha smesso di importare carbone dalla RPDC. La sospensione avrà durata annuale. Nel primo trimestre del 2017 la Cina ha importato 2.688 milioni di tonnellate di carbone dalla Corea del Nord, con un calo del 51,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; l’intera quantità è stata importata prima dell’annuncio.

Gli aiuti economici cinesi alla Corea del Nord risalgono agli albori della guerra di Corea, quando il governo cinese iniziò a fornire cibo ed energia alla RPDC, nonché assistenza gratuita. Nell’agosto del 1992 la Cina e la Corea del Sud stabilirono relazioni diplomatiche formali, mettendo in crisi i rapporti con la Corea del Nord, ma gli aiuti cinesi nel settore energetico non hanno subito interruzioni: la cooperazione economica è proseguita con il commercio di energia, carbone e petrolio e le due parti hanno gradualmente ripristinato normali relazioni in campo economico. A partire dal 2005 le esportazioni cinesi verso la Corea del Nord sono cresciute in modo significativo, e il surplus commerciale cinese con la Corea del Nord è aumentato dagli 810 milioni di dollari del 2007 a 1,3 miliardi nel 2008; una crescita davvero notevole rispetto ai 214 milioni di dollari del 2004.

Una questione di sicurezza

La Corea del Nord ha condotto diversi test nucleari suscitando del malumore in Cina, che ha votato a favore delle rigide sanzioni del Consiglio. Tradizionalmente le relazioni tra la Cina e la RPDC sono sempre state amichevoli, in Corea del Nord si parla di “amicizia di sangue‘, inoltre la Corea del Nord è considerata “una zona cuscinetto strategica‘ per la Cina nell’Asia settentrionale. Tuttavia i test nucleari condotti dalla Corea del Nord rappresentano una sfida all’ordine internazionale, e specialmente dopo il test della bomba all’idrogeno del 3 settembre 2017 la Cina è sembrata avere dei ripensamenti rispetto alla politica della RPDC. L’imposizione di misure drastiche per stimolare la RPDC, quali per esempio l’interruzione totale delle forniture di petrolio potrebbe causare reazioni estreme da parte della Corea del Nord, che potrebbero mettere in crisi la sicurezza delle regioni nord-orientali della Cina.

Il mantenimento della pace e della stabilità nelle aree circostanti è l’obiettivo primario della diplomazia cinese, ed è in linea anche con gli interessi nazionali del paese. Nel gennaio 2017, in un discorso presso la sede europea delle Nazioni Uniti a Ginevra il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che le armi nucleari dovrebbero essere completamente bandite e distrutte per costruire un mondo denuclearizzato. Per arrivare alla denuclearizzazione è necessario applicare il concetto di sicurezza comune nella penisola coreana. Perciò le relazioni tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord devono essere più stabili, e al contempo devono essere promosse relazioni internazionali in Asia settentrionale.

Credo che il governo cinese metterà certamente in atto la risoluzione delle Nazioni Unite, implementando un embargo ancora più rigido sul materiale per la costruzione di armi e su quello scientifico e tecnologico nei confronti della RPDC per mostrare a quest’ultima attraverso rigide sanzioni economiche il rischio di auto-immolazione, persuadendo gli studenti coreani che frequentano le università cinesi e chiudendo un gran numero di aziende cinesi in Corea del Nord. A partire dal marzo di quest’anno le autorità cinesi hanno avvisato le quattro istituzioni finanziarie nordcoreane che operano in Cina di condurre i loro affari nel rispetto delle ultime concessioni, altrimenti potrebbero incorrere in sanzioni. Inoltre la Cina potrebbe considerare di adottare restrizioni alle esportazioni di forniture e di energia che la RPDC potrebbe usare per scopi militari.

In generale la Corea del Nord è un vicino molto importante per la Cina. Due milioni di sino-coreani sono inestricabilmente legati alla RPDC, e nel momento in cui la situazione peggiorasse, anche loro sarebbero inevitabilmente colpiti. Ritengo che la Cina non possa proibire il contrabbando di risorse energetiche marittime; la Cina non interromperà completamente i commerci e l’assistenza alla Corea del Nord, a meno quest’ultima non punti dei missili sulla Cina.

La Cina eviterà di punire eccessivamente la Corea del Nord; gli aiuti umanitari e la fornitura di energia e di beni necessari alla vita sociale e l’assistenza dovrebbero proseguire, ma dovrà essere decisamente fermato lo sviluppo delle armi nucleari, perché il presidente Trump non vuole colpire la RPDC per primo.

La Cina garante della stabilità internazionale

In senso più generale, il fatto che il regime coreano dipenda dalla Cina è una garanzia di stabilità per tutta la comunità internazionale. Un gigante come la Cina che vuole sostituire gli USA nel ruolo di guida del mondo non permetterebbe mai alla Corea di scatenare la terza guerra mondiale.

Nicolo Sartori
Informazioni su Nicolo Sartori 26 Articoli
Nicolò Sartori è ricercatore presso l’Area Sicurezza e Difesa dell’Istituto Affari Internazionali di Roma. La sua attività si concentra in particolare sull’evoluzione delle tecnologie nel settore energetico. Attualmente, è candidato al Dottorato presso il Dipartimento di politica e relazioni internazionali dell’Università del Kent, Regno Unito. Ha lavorato inoltre come Consulente di Facoltà al NATO Defense College di Roma, dove ha svolto ricerche sul ruolo dell’Alleanza Atlantica nelle questioni di sicurezza energetica.

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