Vestirsi ai tempi della crisi

Indecisa a tutto, se sia meglio la bad bank o la good bank per i titoli tossici, se una nazionalizzazione orgogliosa fatta acquistando azioni ordinarie sia preferibile o meno a una pudibonda che si nasconde dietro lo schermo delle privilegiate, la Bank of England su un punto ha le idee chiare: il make up delle sue dipendenti, specialmente di quelle di grado elevato.

Allo “scottante argomento” ha dedicato un seminario condotto dai consulenti di Dress for Success nella sede centrale che, come si sa, sorge nel cuore della City in lutto per la prematura dipartita delle investment banks.

Alcuni sconsigli rispecchiano lo spirito del tempo. No dunque alle catene in vita (esibizionismo pacchiano da nouveaux riches), no al doppio buco nel lobo delle orecchie (richiama altri buchi ben più dolorosi, per esempio quelli nei bilanci), no all’eccesso di anelli (suscitano troppa curiosità sui bonus con cui sono stati pagati).

Ma sì ai tacchi a stiletto e alla gonna al posto dei pantaloni nonché a un buon trucco del volto e delle mani: per i banchieri centrali inglesi (chissà se Draghi ha un’opinione in materia?), la donna acqua e sapone non ha futuro e, se vuol restare in carriera, dovrà pure dismettere il look armaniano anni Ottanta fondato sul tailleur pantalone elegante ma castigato e vagamente androgino. Non avendo di meglio da fare, una università di Sua Maestà ha condotto un sondaggio tra 152 uomini e 171 donne proponendo a tutti 4 foto di donne con e 4 senza make up per misurarne le percezioni.

Ebbene, le donne curate e truccate sono sembrate all’intero campione molto più sicure di sé delle altre, e dunque più promettenti ai fini della carriera e dello stipendio. Correttamente, il Financial Times riferisce che il pensoso autore della ricerca è il Buckinghamshire Chilterns University College finanziato, guarda la combinazione, dall’Oreal.

La svolta, ovviamente censurata dalle femministe della Fawcett Society, non è nata alla corte di Mervyn King, l’austero governatore che non si accorse di quello che bolliva in pentola nella Northern Rock, nella Barclays e nella Royal Bank of Scotland. Il rilancio della femminilità tradizionale nell’abbigliamento executive aveva già caratterizzato le gentili signore della società di revisione Ernst & Young (in 400 sono state mandate a un corso su come ci si veste) e del celebre studio legale Freshfield Bruckhaus Deringer (lo stiletto aiuta la giusta postura, è stato spiegato).

La nuova regola, insomma, è che la donna è donna, e dunque si cura più dell’uomo, ma non è vamp: la gonna può fasciare il lato B, ma niente scollatura davanti se al termine del meeting vuole essere ricordata anche per quello che ha detto.

Informazioni su Albertina Marzotto 52 Articoli
Esperta di moda e giornalista di costume. Ex Product Manager del Gruppo Marzotto. Autrice del libro "L'abito fa il monaco?" edito da Mondadori.

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