Manca il lavoro, non la voglia di lavorare e la soluzione è una sola

Molti anni fa, fin verso gli anni 60, bastava aver conseguito un qualunque diploma tecnico per vedersi arrivare a casa delle gentili lettere delle maggiori aziende (Fiat, Montedison, Pirelli, ecc.) con le quali si chiedeva un colloquio, in vista di un posto di lavoro.

Oggi, nemmeno ai laureati, e con buonissimi voti, arriva niente. Il lavoro non c’è. Eurostat, che è l’Istat europeo, fa le sue rilevazioni e fa una scoperta che a prima vista lascia sconcertati: in Italia ci sono 3,2 milioni di persone che si sono dichiarate disposte a lavorare, ma che non hanno fatto nulla per cercarsi un impiego.

Il primo sospetto è che Eurostat abbia scoperto 3,2 milioni di fannulloni in Italia. Tutti in attesa del mitico redito di cittadinanza? E nel frattempo si gioca a biliardo e si porta la fidanzata in pizzeria con i soldi della nonna?

No, assolutamente. La verità è molto più semplice e sgradevole. Se vivi a Matera, o in qualunque altra città, o nella periferia di una metropoli (Torino, Roma, Milano, Napoli) non hai nemmeno  bisogno di uscire di casa per sapere che è inutile andare a cercare un lavoro. Altri hanno tentato prima di te, ma sono ancora tutti lì che non fanno niente. I più volenterosi tentano, con molta discrezione, di vedere se quel lontano zio prete o quel cugino che lavora alle poste magari avessero una dritta. Ma oggi nessuno ha dritte.

Insomma, non è che abbiamo più dell’11 per cento di disoccupati perché la gente non va a cercare un lavoro. La verità è che in questo paese mancano almeno 3 milioni di posti di lavoro. Sono  tanti, ma soprattutto continueranno a mancare ancora per anni e anni.

La cause sono tante e note a tutti, ma la soluzione è una sola: crescere. Se il paese non cresce, non riusciremo mai recuperare i posti di lavoro che mancano perchè l’occupazione non si crea per decreto, non si crea accumulando debito pubblico per generare fittiziamente dei posti senza logiche di mercato.  Il conto lo pagherebbero i nostri figli e sarebbe ancora più salato di quello che noi stiamo già pagando per gli errori dei nostri genitori.

Giuseppe Turani
Informazioni su Giuseppe Turani 16 Articoli
Giornalista economico e Direttore di "Uomini & Business". E' stato vice direttore de L'Espresso e di Affari e Finanza, supplemento economico de La Repubblica. Dal 1990 al 1992 è editorialista del Corriere della Sera, del mensile Capital e dei settimanali L'Europeo e Il Mondo. Ha scritto 32 libri.

2 Commenti

  1. Non ci sono possibilità di crescita finchè non ci sottraiamo all’egemonia tedesca. Ma soprattutto una nazione dove il circolante si contrae costantemente è una nazione morta.

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