L’idea di comunità di Adriano Olivetti come opportunità del presente

Che si parli del contratto di governo oppure d’investimenti infrastrutturali, occorrerebbe comunque con tenacia adoperarsi per mutare, pure quanto non ci piace, in un meglio per l’Italia. Per esempio: è ovvio che soltanto un ritorno rapido degli investimenti in infrastrutture ai livelli di prima della crisi e una riforma del terziario, pubblico e privato, sarebbero in grado di riavviare la crescita della produttività, ma il problema è recuperare lo stock di capitale perduto e rifare lo stato sul territorio.

E risulta pertanto evidente allora che, senza questa riforma dell’offerta, le riforme della domanda che il governo progetta si complicano. E, tuttavia, il compito degli economisti non dovrebbe essere quello di peggiorare il dilemma tra riforme della domanda e dell’offerta, ma scioglierlo. Scoprendo per esempio che idee come quelle di Adriano Olivetti potrebbero giovare ad armonizzare gli investimenti in infrastrutture, con l’intento del governo di avviare forme di sostegno ai redditi.

Si tratterebbe di legare l’idea di progetti in infrastrutture nei settori di acqua, turismo, trasporti a corsi di formazione effettivi. Deve farsi una riforma tedesca dell’artigianato in Italia? Bene, ma perché allora non legare la redistribuzione dei redditi, dove sono deboli, alla formazione? Formare camerieri e albergatori, saldatori di tubi, falegnami o fabbri, e legare il loro sostegno a dei progetti infrastrutturali: ecco un’idea positiva per concentrare al Sud buona parte del sostegno ai redditi, e trovare il consenso per gli imponenti investimenti in infrastrutture che si richiedono.

Puntare sugli accorpamenti

Ed è questa appunto un’idea che si adatta ai nessi comunitari su territori delimitati di Adriano Olivetti. Essa servirebbe bene a creare sul territorio riunioni di funzioni economiche e politiche: per esempio accorpando gli uffici tecnici dei comuni e rinforzandoli per aree delimitate, in praticità infrastrutturale. E ancora rifare le Camere di Commercio nelle strutture delle nuove comunità, o creare riunioni di altre funzioni degli enti locali, sarebbero splendide maniere d’accordare l’ideale alla necessità. Senza una riforma del terziario, non c’è vera speranza di aumento della produttività.

Una struttura comunitaria

Scriveva Olivetti “Il movimento di comunità ha davanti a sé un programma nuovo e impegnativo: il tentativo di socializzare senza statizzare, di organizzare la società economica in modo autonomo, coi propri mezzi, e renderla indipendente dall’intervento massiccio dello Stato, perché la libertà dell’individuo, la difesa della persona, l’accrescere del benessere materiale… sarebbero garantiti dalla partecipazione, dalla collaborazione e dal controllo di una pluralità di istituti a ciascun scopo coerentemente disegnati e designati”.

Invece di un intervento massiccio, piramidale a sostegno dei redditi, potrebbe, seguendo Olivetti, darsi una forma nuova ed efficiente alle funzioni tecniche dei comuni riaggregandole in strutture adeguate alle esigenze del territorio e del flusso di investimenti in infrastrutture per soddisfarle. In tal maniera, il sostegno ai redditi potrebbe prendere forma di sostegno alla formazione e rendersi funzionale a nuove strutture pratiche legate a progetti comunitari con una loro economicità. La solidarietà delle nuove strutture implicherebbe così alla fine qualcosa di molto simile alla pluralità di istituti immaginati da Olivetti. Si darebbe un’opportunità per cambiare lo stato in un farsi operoso, da struttura piramidale a struttura comunitaria che educherebbe la società, senza rischiare l’eccesso statalista (Fonte: Geminello Alvi per ABO).

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