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La storia del Tesoro di San Gennaro, il più grande tesoro del mondo protetto da un Patto lungo 500 anni

Era inverno ed il freddo pungente stendeva il suo manto gelido sulla disperazione di una città duramente provata dalla peste, la fame e la guerra.  Il popolo, decimato e sofferente, era allo stremo, la sua bella Napoli era sepolta sotto cumuli di cadaveri e non sembrava esserci nessuno in grado di porvi rimedio. Almeno non sulla terra.

Dopo aver considerato tutte le possibilità la decisione fu presa: era necessario rivolgersi molto in alto per ottenere aiuto e bisognava offrire in cambio lealtà, amore e impegno, così il 13 gennaio del 1527 gli Eletti del Popolo, rappresentanti dei 6 Sedili (quartieri) di Napoli, si recarono presso lo studio del notaio Vincenzo de Bossis per ratificarla.

Quella sera, intorno al tavolo, alla presenza di due testimoni, i convenuti sottoscrissero il Voto della Città, un accordo ancora oggi valido tra tutto il popolo napoletano e…il patrono di Napoli, quel Gennaro non ancora eletto dalla Chiesa al rango di Santo, ma già riconosciuto dai partenopei come loro potente protettore divino. Lui salvava la città e loro gli avrebbero costruito la chiesa più bella. E così fu. Grimaldi, Fanzago, Lanfranco, Luca Giordano, Ribera, Domenichino, Vinaccia, Vaccaro… furono chiamati tutti gli artisti più bravi e importanti dell’epoca per realizzare la Cappella del Tesoro di San Gennaro, capolavoro indiscusso del protobarocco.

Sembra fantasia, ma è la storia autentica di un Patto unico e straordinario che ha unito Cielo e Terra in un unicum laico riconosciuto e sancito con bolle da tre papi diversi e rispettato dal popolo e da tutti i regnanti e governi che si sono succeduti fino ad oggi in Italia.  Ed è l’origine del tesoro più ricco al mondo, mai spoliato o venduto, che in quasi cinque secoli ha raccolto 21.615 capolavori d’arte, di tessuti, sculture, argenti ed ori, bronzi e documenti pregiatissimi. Un patrimonio che non appartiene né allo Stato né alla Chiesa ma ai napoletani rappresentati, oggi come allora, dalla Deputazione, l’associazione degli Eletti, custodi e protettori in nome e per conto del popolo partenopeo del sangue, della Cappella e del tesoro tutto.

Una storia troppo bella per non essere raccontata, un tesoro inestimabile e nascosto che meritava di essere esposto e nel 2003, dopo quasi un decennio di gestazione, nello storico palazzo della Deputazione accanto al Duomo di Napoli, nasce con Paolo Iorio, suo ideatore e direttore, il Museo del Tesoro di San Gennaro.

Autonomo e senza finanziamenti pubblici o privati, il museo cresce rapidamente grazie alle strategie di marketing e alla comunicazione on line, alla passione e l’entusiasmo del suo management, alle attività culturali, di ricerca e divulgative, alla straordinaria bellezza delle sue opere, alle mostre annuali che hanno variato, per i primi 12 anni, l’esposizione dei capolavori del Tesoro regalando ai visitatori emozioni e storie sempre diverse.  Basta, ad esempio, fermarsi nella sala dei Doni di Re per riascoltare le voci e le narrazioni di Murat, Napoleone Bonaparte, Ferdinando II, Maria Teresa d’Austria, solo per citarne alcuni, o per rivivere l’attentato patito da Umberto di Savoia salvo per intercessione di San Gennaro, come dichiarato dalla regina Margherita in una lettera autografa di accompagnamento al suo riconoscente dono, una meravigliosa croce di smeraldi e diamanti.

I numeri del Tesoro di San Gennaro:

982 anni dalla consacrazione di Gennaro a patrono di Napoli per volontà di Carlo II d’Angiò
490 anni dal Voto della Città
21.615 i capolavori del tesoro di San Gennaro, il più ricco e completo al mondo
25 ml il numero dei devoti e simpatizzanti del santo più famoso e conosciuto nel mondo, stima di un’indagine vaticana del 2007
13 anni dalla nascita del Museo del Tesoro di San Gennaro
1,5 ml di visitatori in 6 mesi nelle tre mostre estere, 100.000 visitatori l’anno a Napoli

Diana Negri
About Diana Negri (2 Articles)
Esperta di Comunicazione, Consulente aziendale e Responsabile Marketing del Museo del Tesoro di San Gennaro.

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