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La rivoluzione del gas nel Mediterraneo orientale: il quadrilatero Cipro-Israele-Egitto-Turchia

Le scoperte di gas nel Mediterraneo orientale hanno generato un impeto di entusiasmo, promuovendo un’immagine della regione come futuro produttore di gas a livello mondiale. Le potenziali rotte di esportazione delle risorse del Mediterraneo orientale comprendono una vasta gamma di opzioni, dal commercio di gas interregionale con la Turchia e l’Egitto all’esportazione di gas nell’UE, la cui attuale priorità è quella di diversificare i propri fornitori.

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Tuttavia, incoraggiare la stabilità e la cooperazione politica tra i paesi del Mediterraneo orientale è un obiettivo primario per gli attori regionali (UE inclusa), vista la tensione dei rapporti tra i potenziali futuri produttori di gas e i paesi di transito della zona.

Dagli inizi del 2000, abbondanti risorse di gas hanno permesso all’Egitto di emergere come esportatore di gas regionale. Tuttavia, la riduzione della produzione e la crescente domanda interna (in parte innescata dalle generose sovvenzioni al settore energetico) hanno portato l’Egitto a sospendere, nel 2015, le proprie esportazioni di gas in Giordania e in Israele, oltre al commercio globale di GNL, e a iniziare a importare forniture di gas dall’estero ai prezzi vigenti a livello globale.

La scoperta dell’enorme giacimento di Zohr (che si stima possa raggiungere gli 850 mmc), a largo dell’Egitto, regala al settore nazionale del gas una fondata ragione di gioire poiché, da solo, questo giacimento potrebbe fornire il 40% della produzione di gas naturale del 2015 e produrre circa 20-30 mmc/a di gas per due decenni. Non c’è dubbio che grandi scoperte richiedano grandi responsabilità e un’attenta pianificazione: il successo dell’estrazione di gas dal giacimento di Zohr e della sua esportazione dipende in gran parte dalla capacità del governo egiziano di tenere a bada la dilagante domanda interna di gas.

Per poter raggiungere questo obiettivo di vitale importanza, il governo egiziano deve impedire che la scoperta di Zohr annulli gli sforzi compiuti per riformare il settore energetico e frenare la domanda di gas e che l’abbondanza appena scoperta delle risorse di gas infonda un illusorio senso di sicurezza riguardo al settore economico ed energetico dell’Egitto. La cooperazione europea, in questo contesto, può avere un ruolo fondamentale.

L’industria emergente del gas a Cipro e in Israele: alla ricerca dell’indipendenza energetica

A differenza di quanto accade in Egitto, le ambizioni di Cipro di diventare un hub del gas regionale dipendono interamente da quanto lo sfruttamento del giacimento di gas Afrodite, scoperto di recente, si rivelerà soddisfacente. Sebbene le dimensioni del giacimento siano relativamente modeste se comparate con quelle di Zohr in Egitto (dai 130 mmc ai 220 mmc), sarebbero sufficienti a soddisfare la futura necessità interna del paese (circa 0,7-0,95 mmc/a), nonché a permettere alcune esportazioni.

Tra i numerosi problemi che ostacolano lo sviluppo dell’industria del gas a Cipro, il primo e il più importante è legato alla Turchia: i confini indefiniti della Zona economica esclusiva (ZEE), così come il conflitto in atto da decenni tra il lato greco e quello turco dell’isola cipriota, impediscono al paese di delineare una strategia di esportazione realistica. La sicurezza dimostrata dalla Turchia nel corso del conflitto cipriota e il suo atteggiamento belligerante nei confronti dell’espansione dell’industria del gas di Cipro rendono difficilmente prevedibili i calcoli di Ankara per la futura direzione politica. Sebbene, in fin dei conti, la sete di gas della Turchia trarrebbe beneficio da una soluzione pacifica del conflitto e dal pieno sfruttamento delle risorse locali.
La scoperta dei giacimenti israeliani di Tamar e Leviathan è resa ancor più importante dalla brama del paese di raggiungere una certa sicurezza energetica. Una riserva di gas stimata di 200 mmc non soltanto garantirebbe a Israele l’autosufficienza negli anni a venire, ma gli darebbe anche la possibilità di diventare un esportatore di gas. Tuttavia, i principali ostacoli all’estrazione del gas in Israele non sono di natura esterna ma interna: le aziende in possesso delle concessioni per lo sviluppo del giacimento di Leviathan sono attualmente sottoposte all’esame delle autorità di regolamentazione del paese a causa dei timori di monopolizzazione del mercato. Tale situazione sta rallentando l’inizio dello sfruttamento del giacimento, previsto attualmente per il 2019.

Opportunità di esportazione: una promessa di cooperazione o il rischio di crescenti tensioni nella regione?

La rivoluzione del gas nel Mediterraneo orientale fornisce a questa regione un’opportunità senza precedenti di promuovere la cooperazione nell’ambito dell’energia e della sua esportazione, nonché di gestire i conflitti presenti sul territorio in modo diplomatico. L’enorme domanda di gas dell’Egitto consumerà probabilmente gran parte della produzione del giacimento di Zohr, limitando al contempo il potenziale di esportazione. D’altra parte, le risorse di gas di Cipro e Israele non sono sufficienti a permettere a questi paesi di costruire impianti di esportazione in modo autonomo.

Per questa ragione la cooperazione simbiotica tra l’Egitto, già in possesso degli impianti di esportazione necessari nei terminali GNL di Idku e Damietta, Cipro e Israele, che prevedono di esportare la fornitura in eccesso di gas, è una delle strade più realistiche affinché il potenziale delle scoperte di gas nel Mediterraneo orientale possa materializzarsi. Come prova del comune intento di cooperare, nel 2016 Cipro ed Egitto hanno firmato un accordo che getta le basi di una futura collaborazione per la produzione ed esportazione di gas.
Tra le destinazioni più convenienti per il gas del Mediterraneo orientale emerge la Turchia, per la sua vicinanza geografica, la sua domanda di gas interna e le vie di transito per il gas verso l’Europa. Ciò nonostante, si tratta anche di uno dei partner più difficili nel panorama dello sviluppo del settore del gas nel Mediterraneo orientale, a causa della sua feroce opposizione all’indipendenza energetica cipriota. Infine, sia Cipro che Israele guardano all’UE come potenziale cliente delle loro riserve di gas, attraverso il gasdotto del Mediterraneo orientale, poiché ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia è una delle attuali priorità dell’agenda europea. Nonostante la convergenza politica, il destino di tale iniziativa dipenderà soprattutto dalla fattibilità commerciale e tecnica.
In conclusione, per il Mediterraneo orientale l’età dell’oro del gas potrebbe essere proprio dietro l’angolo. Tuttavia, nel contesto di un ambiente turbolento per gli investimenti sulle infrastrutture per i combustibili fossili su larga scala, i futuri produttori di gas della regione devono impegnarsi duramente su un doppio fronte: garantire decisioni razionali dal punto di vista tecnico ed economico e, allo stesso tempo, continuare a lavorare per creare meccanismi di cooperazione politica più ad ampio raggio.

Nicolo Sartori
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Nicolò Sartori è ricercatore presso l’Area Sicurezza e Difesa dell’Istituto Affari Internazionali di Roma. La sua attività si concentra in particolare sull’evoluzione delle tecnologie nel settore energetico. Attualmente, è candidato al Dottorato presso il Dipartimento di politica e relazioni internazionali dell’Università del Kent, Regno Unito. Ha lavorato inoltre come Consulente di Facoltà al NATO Defense College di Roma, dove ha svolto ricerche sul ruolo dell’Alleanza Atlantica nelle questioni di sicurezza energetica.

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