La cultura del selfie ci costringe a vivere sempre in diretta, anche in palestra

Un giorno bisognerà valutare l’impatto che Instagram e la cultura del selfie – alla quale ormai non si sottrae nessuno, dagli adolescenti in tempesta ormonale ai nonnetti arzilli che tentano di arginare il tempo che passa a colpi di smartphone – hanno avuto sullo stile di vita del mondo cosiddetto evoluto – con tutti i dubbi del caso su progresso ed evoluzione.

Ormai si vive in una condizione di diretta permanente: siamo tutto presi a diffondere ogni minimo movimento, ogni più piccola azione, manco si trattasse di breaking news dalla portata planetaria. Anche se poi è del caffé al baretto che stiamo parlando, o dell’ora di pilates. Spiamo gli altri mente ci lasciamo ben volentieri spiare, perché nessuna esperienza è veramente tale se non condivisa con tutti, in chiave digital.

Il primo effetto di questa rivoluzione – blanda e insignificante, forse, ma pur sempre rivoluzione – è che non ci si può distrarre un attimo: bisogna essere sempre in tiro, sempre perfettamente a posto, perché non si sa mai quando potrebbe venir la voglia del prossimo selfie, o quando si verrà catturati nel selfie dell’amica del cuore. Persino in palestra. Il fitness è legge: il corpo tonico e perfetto è il sacro graal del contemporaneo, perché è solo quando si è in forma che non si invecchia. Ben venga il culto della palestra: è da Roma antica che si predica della mens sana in corpo sano. Un tempo, però, in palestra ad allenarsi si andava vestiti alla bell’e meglio, i capelli raccolti con la fascetta, consapevoli che le abbondanti sudate non richiedevano un look. Oggi no. In palestra si socializza e ci si fa i selfie, quindi bisogna essere sempre in tiro, pena l’onta sui social, che davvero non si cancella più. Ecco allora che le t-shirt scolorite e gli short anonimi di ieri lasciano spazio a completini griffatissimi, coordinati con calze e sneaker, per essere sempre all’ultima moda. Ormai c’è pure il make up da palestra, per poter sudare senza perdere un grammo solo di fascino.

Insomma, pur di esserci e di farsi vedere splendidi, ci si tortura persino per le attività che dovrebbero rilassare. Tra un po’, ci sarà pure il make-up a prova di sogni e sonni turbolenti.

Informazioni su Albertina Marzotto 50 Articoli
Esperta di moda e giornalista di costume. Ex Product Manager del Gruppo Marzotto. Autrice del libro "L'abito fa il monaco?" edito da Mondadori.

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