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La corsa a ostacoli della contraccezione d’emergenza

Non è ancora giunta a termine la tortuosa strada di EllaOne, la pillola dei cinque giorni dopo. Approdata nelle farmacie italiane alla fine dello scorso novembre dopo tre anni di rimpalli tra commissioni parlamentari, Consiglio Superiore di Sanità e Aifa (Agenzia italiana del farmaco), il contraccettivo di emergenza da assumere entro 120 ore da un rapporto a rischio è ancora oggetto di veti e strali, ricatti e minacce.

Al punto da aver condizionato, a fine dicembre, la fuoriuscita di scena della liberalizzazione dei farmaci di fascia C (quelli con obbligo di ricetta ma economicamente a carico del paziente) dal decreto Salva Italia. Già, perché accanto ai farmacisti con gli scudi alzati contro una norma che avrebbe tolto loro il monopolio di un business del valore di più di 3 miliardi di euro l’anno (dati 2010), è scesa in campo l’influente Chiesa, rappresentata dal Movimento per la vita, che ha chiesto ai «parlamentari dichiaratamente sensibili ai valori “non negoziabili” di agire per modificare questi aspetti della manovra», come riporta la rubrica Vatican Insider de LaStampa.it. Richiesta naturalmente accolta dal governo Monti.

Il rischio paventato dal Vaticano era che sia della pillola del giorno dopo sia di quella dei cinque giorni dopo, in quanto farmaci di fascia C, venisse liberalizzata la vendita. Il che non avrebbe significato eliminare l’obbligo di prescrizione medica come temevano i porporati, ma solo vendere i contraccettivi d’emergenza anche nelle parafarmacie e nei supermercati e comunque alla presenza di un farmacista. Ma si sa, quando si parla di libertà le gerarchie ecclesiastiche confondono fischi per fiaschi. Per ora, quindi, tutti contenti. I farmacisti perché non rinunciano al lucroso monopolio e il Vaticano perché ha scongiurato i sedicenti pericoli di una diffusione più capillare della vendita delle diaboliche pillole. Il che, unito alla campagna pressante affinché anche i farmacisti agiscano “secondo coscienza” e possano rifiutare di vendere alcuni farmaci – nonostante sia per legge interruzione di pubblico servizio – rassicura abbastanza chi cerca di tenere in scacco la vita e la libertà altrui.

Per ora, appunto, perché non è detta l’ultima parola. L’Aifa sta definendo proprio in questi giorni i criteri secondo cui alcuni farmaci di fascia C perderanno l’obbligo della prescrizione medica e potranno quindi essere venduti come farmaci da banco. «Abbiamo appena ottenuto – ha dichiarato Luca Pani, direttore generale dell’Aifa – le liste di farmaci da banco di tutti i Paesi del mondo. L’Aifa ha bisogno di documentarsi, perché la parte scientifica è la più importante per noi, e la scienza ha i suoi tempi». Ci piacerebbe credere che sia davvero così, e che magari EllaOne possa essere venduta, come negli Stati Uniti, alle maggiorenni senza obbligo di ricetta. Ma i pregressi ci rendono scettici: è stata l’Aifa stessa, qualche mese fa, a stabilire che la pillola dei cinque giorni dopo potesse essere prescritta solo a valle della presentazione di test di gravidanza ematico negativo, rendendo l’Italia l’unico paese al mondo in cui un anticoncezionale di emergenza viene prescritto solo se non serve.

Dulcis in fundo, un altro attacco all’autodeterminazione delle donne è in agguato: il Movimento per la vita ha presentato al Tar del Lazio un ricorso contro l’Aifa chiedendo l’annullamento del via libera alla commercializzazione di EllaOne. «Sotto accusa – si legge nella comunicazione ufficiale del Movimento – è soprattutto la definizione di “contraccettivo d’emergenza da assumersi entro centoventi ore (cinque giorni) da un rapporto sessuale non protetto o dal fallimento di altro metodo contraccettivo” che quindi non può “costituire un metodo concezionale regolare“». Ci risiamo. La pillola dei cinque giorni dopo è ritenuta – dalla comunità scientifica mondiale, mica solo dall’Aifa – un farmaco contraccettivo perché inibisce la fecondazione e impedisce l’impianto nell’utero di un eventuale ovulo fecondato. Ma ciò non basta ai “sostenitori della vita”, che affermano: «La scienza moderna ha determinato che il concepimento di un nuovo individuo vivente appartenente alla specie umana e di conseguenza l’inizio della gravidanza che ne consente lo sviluppo avviene nel momento in cui il gamete maschile si unisce ad un ovocita materno». Ergo, EllaOne è un farmaco abortivo e non contraccettivo secondo una non meglio definita «scienza moderna» che avrebbe assunto come portavoce ufficiale proprio il Movimento per la vita. Ma allora, ci chiediamo, perché non dire direttamente che il «concepimento di un nuovo individuo» avviene nell’attimo stesso dell’insorgere del desiderio sessuale visto che la sua unica motivazione è, secondo questi signori, la procreazione?

Autrice: Cecilia Maria Calamani, Direttore responsabile della testata online Cronache Laiche

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