La Cina apre il mercato dell’auto. Rischi e opportunità per i costruttori stranieri

Il governo cinese ha annunciato che eliminerà gradualmente le restrizioni sulla proprietà straniera delle joint venture con le case automobilistiche nazionali entro il 2020. Una mossa che fa ben sperare per il futuro dei marchi automotive internazionali in Cina, in quanto consentirà di separarsi dai vari partner delle joint venture e di acquisire il pieno controllo delle operazioni locali. Ma una separazione completa sarà ancora difficile. Ciononostante il primo passo fa già esultare il mercato automobilistico di tutto il mondo.

I marchi Orientali

A giovarne principalmente di questa nuova opportunità saranno i marchi giapponesi, come Toyota e Honda, e quelli coreani come Hyundai, che hanno da sempre una solida collaborazione con partner cinesi. Infatti, per queste case automobilistiche, le joint venture, che hanno creato con le imprese locali, servono solo da centri di produzione. Pertanto, i giapponesi ed i coreani sono fiduciosi di poter lanciare rapidamente in Cina un maggior numero di veicoli ad energia alternativa per soddisfare i requisiti normativi locali in materia di risparmio di carburante e di veicoli elettrificati.

I marchi Europei

La situazione è la medesima anche per i marchi europei, anche se il gruppo Volkswagen costituisce un’eccezione, visto che gestisce joint venture con China FAW Group Corp e SAIC Motor Corp, ed ha venduto 4,18 milioni di veicoli in Cina attraverso vari marchi locali nel solo 2017. Il colosso tedesco è messo sotto pressione per accelerare la produzione di veicoli elettrificati, dopo che il governo di Pechino sta da tempo spingendo per l’incremento della loro potenza. Quindi, Volkswagen inizierà a produrre vetture elettriche in Cina solo nel 2020, quando entrerà in vigore il nuovo “carbon credit program”. Temendo di non poter soddisfare le esigenze del governo cinese da solo, il gigante tedesco dell’auto ha istituito una terza joint venture sul territorio, questa volta con il principale produttore cinese di auto elettriche, ovvero Jianghuai Automobile. La nuova partnership, costituita lo scorso anno, è destinata a costruire e vendere quattro ruote a basso costo sotto un nuovo marchio a partire dalla fine del 2018. Finché persisterà la pressione normativa per aumentare la produzione di veicoli elettrici, Volkswagen continuerà a fare affidamento su questo tipo di impresa comune.

Fiat Chrysler Automobiles e Ford

Potrebbe essere piuttosto facile per FCA porre fine alla sua joint venture con Guangzhou Automobile Group, cosa che consentirebbe di assemblare più modelli Jeep in una controllata interamente di proprietà FCA. Invece, sembra essere molto più difficile per l’altra casa automobilistica statunitense rompere i propri legami con i vari partner locali. Infatti, Ford, che ha consegnato quasi 1,2 veicoli in Cina nel 2017, è stata molto lenta ad introdurre veicoli elettrificati e, per guadagnare più carbon credit, ha firmato accordi con piccoli marchi cinesi, come Zoyte Automobile, per sfornare EV a prezzi ridotti.

General Motors

Rispetto alle altre case automobilistiche internazionali, la General Motors potrebbe essere quella più in difficoltà nel liberarsi dei suoi partner cinesi. Infatti, gli americani gestiscono due joint venture: SAIC-General Motors, una paritetica con SAIC, e SAIC-GM-Wuling Automobile, una partnership tra SAIC, GM e Guangxi Automobile Group, una società di proprietà statale nel sud-ovest della Cina. SAIC-GM produce modelli Buick, Chevrolet e Cadillac, mentre Wuling costruisce i mini-bus con il marchio Wuling ed i veicoli passeggeri entry-level con il marchio Baojun. Nel 2017, GM ha consegnato 4,04 milioni di veicoli in Cina, di cui il 53 per cento sono stati prodotti da Wuling e Baojun. Inoltre, SAIC-GM-Wuling ha iniziato a vendere una micro auto elettrica alla fine dello scorso anno. Pertanto, una rottura con la SAIC costringerebbe probabilmente la General Motors a perdere Wuling, una società di cui la SAIC detiene la maggioranza. Ciò costerebbe al colosso statunitense più della metà delle sue vendite in Cina e, quindi, il beneficio di accumulare crediti di carbonio. Ed è l’ultima cosa che GM vuole fare in Cina, il suo più grande mercato a livello mondiale.

Alberto Lattuada
Informazioni su Alberto Lattuada 12 Articoli
Lavora in ambito televisivo fin dal 2003, svolgendo tutti i ruoli fino a debuttare nel 2010 come regista. Inoltre, grazie agli studi umanistici completati all'Università Statale di Milano, scrive per diverse testate cartacee ed online, tra le più importanti: La Discussione, Sprint&Sport Lombardia, Motorionline, Calcio&Finanza e Omnimoto. Ama lo sport e soprattutto i motori, motociclista ed appassionato di auto trova sempre il modo di informare ed allietare i lettori con storie affascinanti ed appassionanti. Nel 2015 realizza il suo sogno di creare da zero un nuovo progetto web: Motorlands, un sito in lingua inglese dedicato alle auto e alle moto.

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