Internet è la nuova industria pesante del paese

Una volta c’erano la Fiat, la Falck e la Montedison. Una volta in Italia c’era la cosiddetta industria pesante, quella che occupava milioni di persone e aveva fabbriche (inquinanti) disseminate su tutto il territorio nazionale.

La Falck e la Montedison non ci sono più, o meglio hanno cambiato pelle, e la Fiat ormai è una multinazionale con il cervello negli Stati Uniti, che non vede l’ora di andarsene dall’Italia.

Il tessuto produttivo italiano è sempre stato costituto da piccole e medie imprese, la grande industria è stata un’eccezione.

Un’eccezione necessaria perchè solo la grande industria è in grado di garantire occupazione stabile nel lungo termine e solo la grande industria è in grado di fare ricerca.

Cosa rimane della grande impresa italiana? Forse solo il cosiddetto Made in Italy, quel mix micidiale di moda, lusso e design che ha fatto grande il nostro paese, ma che da solo non è in grado di spingere il pil verso l’alto.

Il futuro, però, non è così grigio come potrebbe sembrare perchè abbiamo una risorsa industriale che ancora dobbiamo valorizzare a dovere: internet.

Quando la rete ha cominciato a diffondersi in Italia sembrava solo un canale attraverso cui comunicare  o attraverso cui distribuire una piccola parte di prodotti e servizi. Insomma, il web era considerato un centauro, metà ufficio di marketing e metà filiale distaccata.

Il tempo ha dimostrato, invece, che internet non è solo un canale, ma soprattutto un comparto industriale con regole proprie, ma, comunque, ascrivibili alle leggi di mercato.

Un comparto che ormai vale il 3% del pil e da lavoro a 500.000 persone tra diretto e indotto (dati ottenuti rielaborando e attualizzando al 2011 la ricerca condotta dal Boston Consulting Group “Fattore Internet: come internet sta trasformando l’economia italiana”).

Per ogni euro investito nelle rete, se ne generano 2,5 di indotto!

Il web è un settore senza grandi barriere all’ingresso, dove possono entrare tutti o quasi. E’ un settore anti-ciclico che cresce a due cifre e che ha una grande fame di figure specializzate (web master, analisti, programmatori, pierre, esperti di social media).

Internet è soprattutto il settore col più alto numero di potenziali clienti: tutti potrebbero comprare qualcosa in rete, dal pacchetto viaggio al telefonino.

Mi spingerei addirittura a definire Internet un meta-settore, un aggregatore di diversi settori, tale è la sua capacità di inglobare comparti così diversi tra di loro che, però, in rete devono seguire le stesse dinamiche operative.

Non si è mai visto un comparto con questo potenziale così sottovalutato dalle istituzioni.

Sono anni che si parla di Agenda Digitale, di un piano di sviluppo per fare della rete il perno della crescita del paese.

Ma la politica, impegnata nella difesa delle proprie rendite di posizione, non ci sente da questo orecchio e nicchia!

Internet è rimasta, forse, l’ultima opportunità per l’Italia di agganciare il treno dei grandi.

Per il paese potrebbe essere paradossalmente più strategico (e meno costoso) investire nello sviluppo del web che nell’Alta Velocità.

Per fare della rete un asset di crescita dovremmo smettere di chiamarla un’industria “pensante” e cominciare a chiamarla “pesante” per rendere tutti, soprattutto le istituzioni, consapevoli della sua rilevanza e del suo peso specifico.

Un messaggio da old economy può aiutare la new economy!

Bisognerebbe far confluire tutti gli interessi in campo (economici e anche sindacali) in un unico punto per sensibilizzare l’opinione pubblica e fare pressione sulle istituzioni.

Gli operatori del settore da soli non ci riuscirebbero mai perchè la politica si muove solo quando le situazioni sono sull’orlo del baratro o quando la pressione della gente è assordante.

L’Italia dei mille campanili e delle milioni di micro-imprese familiari ha proprio in internet la sua unica possibilità di fare sistema con una logica industriale.

Siamo in una fase storica, dobbiamo dimostrare a noi stessi e al mondo intero di saper trasformare la nostra debolezza strutturale in una risorsa strategica, dobbiamo dimostrare di saper fare di internet una locomotiva  pesante, come devono essere le motrici, ma in grado di trainare tutti i vagoni del belpaese!

Questo sarebbe davvero un nuovo miracolo italiano.

Informazioni su Luigi De Falco 16 Articoli
Imprenditore e pilota da corsa. Fondatore di Outsider News, Presidente del Gruppo H2biz (H2biz, FashionBiz, MotorSponsor, H2biz Aerospace, Giano) e coordinatore della task-force italiana per l'area di libero scambio UE-USA.

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