Il vero Made in Italy è l’Arte

Sono anni che viviamo nella convinzione che i settori strategici della nostra economia siano la moda, il design e la gastronomia. Nulla di più falso.

Il vero Made in Italy, invece, è l’arte, quello straordinario patrimonio di opere che tutto il mondo ci invidia, ma che non siamo mai riusciti a valorizzare a dovere.

L’Italia detiene l’80% del patrimonio artistico dell’umanità. Il restante 20% ci è stato in parte sottratto come bottino di guerra (vedi Napoleone o le razzie naziste) o è, comunque, riferibile a movimenti o artisti italiani.

L’arte è, quindi, l’unica vera materia prima di cui disponiamo. Una materia prima “sui generis” perchè a differenza del petrolio o del silicio non si consuma, è potenzialmente inesauribile.

Qualsiasi paese normale avrebbe investito nelle sua principale risorsa puntando a trasformarla in un asset strategico. Ma l’Italia, si sa, non è un paese normale e gli italiani, si sa, sono sempre impegnati nelle solite lotte di campanile per poter guardare avanti.

Negli ultimi 50 anni abbiamo preferito investire, ma sarebbe più corretto dire finanziare in perdita, settori come i trasporti (vedi incentivi alla rottamazione Fiat, leggi Alitalia …), l’alimentare (leggi salvataggi Cirio e Parmalat) o le sempreverdi e sempre incomplete infrastrutture (vedi Salerno-Reggio Calabria & Co.).

E l’arte che fine ha fatto? Drammaticamente relegata al ruolo di Cenerentola d’Italia, sedotta e abbandonata da una serie di Ministri della Cultura che di cultura non capivano nulla. Il progressivo degrado degli scavi di Pompei ne sono la prova più lampante.

Come uscire da questa impasse e trasformare l’arte nel nostro cavallo di battaglia?

Anzitutto, partendo dal basso. L’arte deve perdere quel suo carattere di elitarietà. L’arte è di tutti e non solo dei critici o dei collezionisti. Deve diventare un patrimonio comune, condiviso, a cui tutti possono accedere e che tutti possono apprezzare. Solo così ogni italiano sentirà sua un’opera d’arte, così come sente suo un capo di Armani.

Proporrei banalmente di mettere un cartello all’ingresso di ogni museo con la scritta “Non ti deve piacere per forza“.

Spesso quando si visita una mostra o un museo si è travolti dalla “sindrome del critico” , ci si sforza di apprezzare qualcosa che magari non si capisce. La Gioconda è un capolavoro, ma non è detto che debba piacere a tutti. Ognuno proietta nell’arte il suo spirito.

Sconfiggere la “sindrome del critico” vuol dire aprire i nostri musei a tutti.

Il movimento dal basso genera la pressione in alto. Se ci fossero milioni di italiani che visitano musei e gallerie, la politica non potrebbe girare la faccia dall’altra parte e dovrebbe, giocoforza, riconsiderare il valore, anche economico, dell’arte.

La pressione in alto genera compressione al centro. Se la gente visita i musei e la politica comincia (finalmente) ad adottare delle misure per valorizzare il patrimonio artistico, gli imprenditori capiscono che c’è un mercato ed iniziano ad investire nell’arte, nel suo recupero, nel branding  (vedi Della Valle sul Colosseo) e nel marketing degli eventi artistici. Piano piano questo movimento potrebbe allargarsi attraendo in Italia turisti e visitatori per i nostri capolavori.

Sembra una follia? Si, lo è. Ma è talmente facile che non possiamo non provarci. Si tratta semplicemente di acquisire la consapevolezza dei nostri mezzi, del nostro patrimonio e di trasformalo nel nostro cavallo di troia con cui penetrare su tutti i mercati del mondo.

Anche perchè nell’arte, a differenza della moda, del design o di altri settori, non abbiamo concorrenti che possano insidiarci.

Sembra ancora una follia? 

Informazioni su Luigi De Falco 16 Articoli
Imprenditore e pilota da corsa. Fondatore di Outsider News, Presidente del Gruppo H2biz (H2biz, FashionBiz, MotorSponsor, H2biz Aerospace, Giano) e coordinatore della task-force italiana per l'area di libero scambio UE-USA.

2 Commenti

  1. ….nn e’ una follia, niente di più vero, e’ assolutamente necessario valorizzare quanto abbiamo in casa… Un patrimonio inestimabile che, gestito nel modo corretto, determina la chiave per risanare l’economia italiana

  2. Sono d’accordissimo!! Grazie bell’articolo.
    Da dove nasce questo riconoscimento così chiaro e lucido? Che esperienza ha di arte Lei? Chi gliel’ha fatta e/o gliela fà apprezzare così, al punto da farle scrivere un articolo così?

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*