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	<title>Outsider News</title>
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	<description>La prima editoriale testata indipendente</description>
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		<title>Over 60: produttivi per il PIL, ma anziani per la società</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 21:17:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Oliverio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[La nostra società è sostenuta dalle old generation. I giovanissimi e le loro famiglie oggi beneficiano economicamente e socialmente del contributo degli over sessanta, ora più che mai locomotiva di un Bel Paese che invecchia ogni giorno di più. Secondo le rilevazioni ISTAT al 1° Gennaio 2011 ci sono in Italia 144,5 anziani ogni 100 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/over_60.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4290" title="over 60" src="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/over_60-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></span></p>
<p>La nostra società è sostenuta dalle old generation. I giovanissimi e le loro<strong> famiglie oggi beneficiano economicamente e socialmente del contributo degli over sessanta</strong>, ora più che mai locomotiva di un Bel Paese che invecchia ogni giorno di più. <span id="more-4281"></span></p>
<p>Secondo le rilevazioni ISTAT al 1° Gennaio 2011 ci sono in Italia <strong>144,5 anziani ogni 100 giovani</strong>: processo demografico che persiste da qualche anno riconducibile ad alcuni indicatori come l’incremento della popolazione, la riduzione della popolazione giovanile e l’aumento della sopravvivenza. Nel rapporto “Noi Italia”, l’ Istituto Nazionale di Statistica, rileva un “indice di vecchiaia”, in Italia, maggiore rispetto al resto dell’Europa.</p>
<p>Eppure a fronte di un benessere garantito dal sostegno degli &#8220;over anta&#8221; si registra un certo <strong>disagio sociale legato all&#8217;invecchiamento</strong>. Siamo in presenza di un vero e proprio processo sociale, capace di amplificare l&#8217;aspetto biologico. E&#8217; possibile addirittura sostenere che la terza età tenda quasi a costruirsi uno specifico status sociale. Quello che fa sentire l’anziano escluso dal sistema sociale è che la società stessa, ancorata fortemente ad elementi e valori produttivi.</p>
<p>Il contributo degli over sessanta è significativo nella nostra economia e ciò non soltanto per il famoso &#8220;welfare di terza generazione&#8221; che vede i giovani finanziati dalle generazioni precedenti , ma anche in termini di partecipazione al PIL ed <strong>in particolare al comparto del turismo</strong>.</p>
<p><strong>Una ricerca condotta dal Censis</strong> conferma infatti la partecipazione sempre più attiva a viaggi turistici da parte degli over 65; il 37% dei post- sessantenni sono clienti dei tour operator, con lanascita di una nuova forma di turismo, strettamente &#8220;senior&#8221;. La vacanza per gli over 65 è un servizio che crea socializzazione perché interrompe un ritmo di vita monotona e tende a far rapportare l’anziano direttamente con il mondo esterno: è occasione per realizzare in senso di appartenenza ad un gruppo e ad una comunità che permette loro di evadere dalla routine quotidiana. Lo scopo del turisco sociale senior è proprio quello di favorire il miglioramento dell’immagine e del ruolo dell’anziano, nonché i suoi rapporti con il contesto sociale. È una pratica turistica che presta attenzione alle occasioni di socializzazione all’interno della vacanza, attraverso lo sviluppo di ricettività di tipo sociale.</p>
<p>La chiave di lettura è come sempre culturale. Nell&#8217;antica Grecia, nella Roma dei grandi imperatori, l&#8217;esperienza e la saggezza degli anziani è sempre stata considerata un ingrediente prezioso per lo sviluppo di una società sana. <strong>Oggi si apprezza il sostegno economico degli over sessanta e nel contempo si tende ad emarginare</strong> (se non a scopi business) gradualmente chi non è più in grado di contribuire alla produzione di reddito, perdendo in questo modo l&#8217;enorme bagaglio di conoscenze ed il contributo umano che le passate generazioni possono apportare ai nostri tempi. Che sia questo il vero limite di un&#8217;epoca che non sa apprendere dal passato?</p>
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		<title>Moda estiva, il ridicolo è sempre in agguato</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 13:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Albertina Marzotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Moda e Lusso]]></category>
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		<description><![CDATA[Per le strade della città, come su un palcoscenico di avanspettacolo. Così la moda si immagina la prossima stagione estiva. Una parata di belle donne con gambe ben in vista, il cui traguardo è un sedere sorridente. I creatori di moda vorrebbero vestire tutte le donne con micro minigonna e hot pants, il che detto in soldoni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/chi-mi-ama-mi-segua-toscani.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4274" title="Hot pants" src="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/chi-mi-ama-mi-segua-toscani-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Per le strade della città, come su un palcoscenico di <strong>avanspettacolo</strong>. Così la moda si immagina la prossima stagione estiva. Una parata di belle donne con gambe ben in vista, il cui traguardo è un sedere sorridente.<span id="more-4272"></span></p>
<p>I creatori di moda vorrebbero vestire tutte le donne con micro minigonna e <strong>hot pants</strong>, il che detto in soldoni suoni: in mutande e anche molto sgambate. Un po’ come veniva immortalato un famoso quanto ignoto fondoschiena femminile, nella mitica pubblicità dei jeans Jesus firmato da <strong>Oliviero Toscani</strong> a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, l’indimenticabile ‘<em>chi mi ama mi segua</em>’.</p>
<p>Le<strong> gambe</strong>, da mettere in mostra quest’estate non sono certo merce comune. Al contrario, bene prezioso per poche elette. Lunghissime e sottili, da fenicottero. E senza concessioni all’abbondanza, nè nei chili, ma neanche nella provocazione. Un patrimonio che esige una certa cura. Fondamentale l’interno coscia, che non deve mai mostrare nessun cedimento.</p>
<p>Il <strong>sedere</strong>, a mandolino, abbarbicato alla schiena, sfida la legge di gravità. Raro da trovare dopo i trent’anni. A meno che, con la pazienza da certosino non si vada tutti i giorni in quella palestra lontana da casa, solo lì dove hanno il miracoloso power plate, un attrezzo diabolico, mai così gettonato come ora. Praticamente una centrifuga vibrante che ti rassoda ogni muscolo del corpo. Piccolo scotto da pagare: spostamento eventuale di vertebra in caso lo si usi male. Quindi meglio usarlo sotto la supervisione di un personal trainer. E’ chiaro che permettersi delle mise così azzardate, come quelle che suggeriscono i guru della moda, risulta di non facile gestione. Un patrimonio alquanto dispendioso da gestire, per soldi, tempo e fatica.</p>
<p>Se da un lato gli stilisti, bontà loro, hanno liberato le donne dall’incubo dei pantaloni a vita bassa che le costringevano a esercizi penosi per avere l’addominale d’acciaio, dall’altro lato le hanno caricate di un peso ancor maggiore: <strong>andare in giro col sedere scoperto per metà</strong>. Il che oltre ad essere improponibile nei lidi cittadini, diventa dispendioso in tutti i sensi: oltre alla mutanda di Chanel, che fa tanto Esther Williams, ma che costa un occhio della testa, si aggiungano le numerose fatture, dal massaggiatore al personal trainer. Con il rischio che la mamma sfiori il ridicolo e la figlia, subisca le avances, quantomeno inopportune, del solito vecchio arrapato di turno. Certo qualcuno ne trarrà vantaggio. Magari le case automobilistiche che a fine estate vedranno il loro fatturato lievitare incredibilmente a causa dei numerosi tamponamenti di guidatori distratti nelle vie cittadine da tanto ben di dio, esposto come si fa normalmente sul bagnasciuga di Riccione.</p>
<p><strong>Fortunati gli ortopedici</strong> quest’estate che vedranno moltiplicare le loro prestazioni per soccorrere decine di fanciulle e signore azzoppate da improbabili sculture sotto i piedi. Colpa di quei quindici centimetri di zeppa e tacco dalle forme più incredibili. Scarpe tanto belle, quanto importabili. Meno male che il filtro del buon senso soccorre anche le modaiole più incallite. Cosicché lo stilista propone e la donna dispone. A dispetto di molti pericolosi trampoli che si vedono in vetrina, preferisce la scarpa rasoterra, come la ballerina, un evergreen.</p>
<p>Altrettanto pericoloso avventurarsi nei territori <strong>color pastello delle lolite in versione bomboniera</strong>. Quei rosa, lilla, e azzurrini con un eccesso di ruches fanno tanto ‘spolverino da cipria anni sessanta’, per il quale anche una diciottenne al suo debutto si sentirebbe troppo cresciuta per sentirsi a suo agio. Immaginarsi chi poi cade nel tragico errore di credersi diciottenne, avendo qualche lustro di più. Rischia di sembrare la nonna di Barbie o la vecchia zia svampita di Paris Hilton. E ovviamente incorre nel vecchio detto, trito e ritrito: “dietro liceo, davanti museo”.<br />
Se si prende alla lettera quello che l’olimpo stilistico detta un altro rischio a cui bisogna essere pronti è sembrare un ferrero rocher , in caso opti per il total look dorato. Assicurato, invece, l’effetto Dita von Teese, la nota spogliarellista americana, se sceglie bustier vinilici.</p>
<p><strong>Ma questa moda da qualcosa ci ha salvato</strong>. Dall’etnico che ci ha ossessionato per duemila stagioni . Almeno per quest’estate pare che non vedremo più orde di improbabili odalische pronte a ballare la danza del ventre per i loro lussuriosi e generosi mecenati. E tantomeno signore intabarrate in appariscenti caftani come fossero a caccia di un tuareg (alla fine hanno capito che neanche nelle nostre due metropoli, Roma e Milano, c’è traccia degli uomini blu). Ma non saremo del tutto graziate dal flagello esotico. Ci sarà chi avrà il coraggio di fasciarsi la testa con un turbante di satin turchese, viola o giallo o con spilla – maharajah. Pare che il genere abbia registrato sold out nei negozi. Le nostre modaiole direbbero che va lo stile “un po’ etcno-chic e un po’ ‘diva anni Trenta’. O ancora ‘sofisticato, misterioso, dandy’. Sicuramente – ci aggiungiamo al coro-, ma senza trascurare il lato pratico della situazione: è la soluzione ottimale per il lunedì mattina, giornata di chiusura dei coiffeur.</p>
<p>Comunque, ci sono delle sicurezze a cui ancorarsi quest’estate. Come il jeans attillato a vita alta con una bella camicia bianca. I blazer impeccabili, da giorno e da sera, aderentissimi al corpo e scollati. Il ritorno dei colori decisi: il giallo, l’indaco, il viola, il rosso, l’arancione. E i classici: bianco, blu, marrone e grigio.</p>
<p>Nonostante i diktat che arrivano dalle passerelle internazionali della moda, da quello che in realtà si vende nei negozi, scopriamo che, in realtà, <strong>la maggior parte delle donne rifugge gli eccessi da top model</strong>. Riscopre una moda meno sbandierata, ma sicuramente più portabile in città e più comoda tra le pareti di un ufficio. Mette la giacca lunga avvitata insieme ai pantaloni larghi, il trench alla Audrey Hepburn, il parka passepartout, il soprabitino in stile Jackie O’. Come dice una guru dello shopping :”Quest’estate? Va di tutto. Basta prendere un po’ di qua e un po’ di la, secondo il proprio (buon)gusto”.</p>
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		<title>Disoccupazione, l&#8217;Europa meridionale supera l&#8217;Africa sub-sahariana</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 07:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angelo Bruscino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ILO (International Labour Organization) ha pubblicato recentemente uno studio che fotografa lo stato della disoccupazione dei giovani a livello mondiale. La ricerca ha evidenziato che, a causa della crisi sistemica delle maggiori economie avanzate del pianeta (quelle del Nord America e dell’Europa, per intenderci), il tasso di disoccupazione giovanile nel 2018 non scenderà,  nella migliore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/disoccupato_italiano.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4266" title="Disoccupazione" src="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/disoccupato_italiano-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L’ILO (International Labour Organization) ha pubblicato recentemente uno studio che fotografa lo <strong>stato della disoccupazione dei giovani a livello mondiale</strong>. La ricerca ha evidenziato che, a causa della crisi sistemica delle maggiori economie avanzate del pianeta (quelle del Nord America e dell’Europa, per intenderci), il <strong>tasso di disoccupazione giovanile</strong> nel 2018 non scenderà,  nella migliore delle ipotesi, al di sotto del 12,8%, una percentuale che si traduce in circa <strong>74 milioni di giovani senza lavoro</strong>. Una previsione che segna in modo indelebile una generazione che, tra involuzioni strutturali e continue asimmetrie sociali, paga con uno scotto sempre più alto le scelte (cattive) dei propri padri.<span id="more-4220"></span></p>
<p>Sempre dall&#8217;analisi prodotta dall&#8217;ILO emerge un altro dato incredibile, ancor di più per chi spesso sente impropriamente di appartenere a quella parte del mondo maggiormente evoluta, tanto nei diritti quanto nelle opportunità: oggi, per un giovane, <strong>è più semplice trovare lavoro, e dunque programmare un futuro,  nell’Africa sub-sahariana rispetto ad un paese dell’Europa meridionale</strong>, come ad esempio Grecia e Spagna, dove oltre la metà dei giovani economicamente attivi risulta disoccupata.</p>
<p>Altro dato peggiorativo è quello della <strong>disoccupazione di lungo periodo</strong>, definita dall’ILO  come “sostanzialmente una tassa sui giovani di oggi”, che coinvolge circa la metà dei giovani europei che risultano senza lavoro da più di sei mesi. Un deficit che determina una consequenziale perdita di competenze ed un mancato aggiornamento delle “skills”, che in proiezione rende sempre più difficile il reinserimento nel mondo del lavoro, generando un peggioramento sostanziale degli ingaggi, sia qualitativi che economici, che i nostri ragazzi riescono faticosamente a reperire sul mercato. Inevitabile, anche perché chi trova un lavoro si mostra meno esigente per ciò che concerne tempi, condizioni contrattuali e retribuzione.</p>
<p>Ancora. A livello macro regionale, il <strong>maggior tasso di disoccupazione maggiore nel 2012 è stato rilevato in Medio Oriente</strong> (28,3%), con una proiezione al 2018 che tocca il 30%. Le regioni Nord africane seguono con il 23,7% mentre un tasso minore viene rilevato nell’Asia dell’Est e del Sud, rispettivamente con il 9,5% e il 9,3%. Nelle considerazioni finali del rapporto l’ILO ha aggiunto che “nelle economie avanzate nel 2012 il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 18,1% per cento. Ed è probabile che questo dato resterà al di sopra del 17% fino al 2015, senza poter prevedere alcun calo prima del 2016”.</p>
<p>A margine lo Studio porta a segnalare almeno <strong>tre postille</strong>:</p>
<p>1) Secondo il database dell’ILO, il paese con il tasso di disoccupazione giovanile più basso (6,2 per cento) è la <strong>Svizzera</strong>, mentre quello con il tasso di disoccupazione giovanile più alto (54,2 per cento) è la Grecia.</p>
<p>2) La peggiore statistica presente nel report si identifica con il dato del tasso di disoccupazione giovanile delle <strong>donne greche</strong>, che si attesta al 62,1 per cento. Ma, vista la nota diffusione del lavoro part-time per le donne in Europa, il tasso effettivo di sotto-occupazione potrebbe rivelarsi ancora più alto.</p>
<p>3) Il tasso di disoccupazione in <strong>Germania</strong>, che si ferma all’8,2 per cento (la metà di quello statunitense e appena un terzo di quello dell’Eurozona – che si attesta al 22,6 per cento) è solo uno dei tanti dati che implicitamente sbeffeggiano il progetto di una reale unione economica europea.</p>
<p><em>Infine, qualche riflessione doverosa sullo situazione dei giovani italiani: Il rapporto dell’ILO racconta bene la peggiore ingiustizia dei nostri tempi, quella di un paese che non possiede più una trazione generazionale positiva. Il tutto in un contesto, quello europeo, che si involve in posizioni negative per i giovani (abbiamo la classe dirigente e dipendente più vecchia del mondo, subito dopo quella mediorientale, che pure sta attraversando rivoluzioni epocali, vedasi la primavera araba), con picchi preoccupanti proprio nei paesi mediterranei, dove si continuano a generare asimmetrie sociali sempre più profonde tra padri e figli, con i primi garantiti da un patrimonio di debiti e insicurezze dato in pasto ai secondi attraverso le cattive politiche dei Governi. La speranza, gioco forza, resta sempre radicata nel futuro, che però ogni giorno sembra allontanarsi a vantaggio di un passato che proprio non si decide a lasciare spazio al domani.</em></p>
<p>Link per scaricare il Rapporto: <a href="http://www.ilo.org/rome/risorse-informative/per-la-stampa/comunicati-stampa/WCMS_212983/lang--it/index.htm" target="_blank">http://www.ilo.org/rome/risorse-informative/per-la-stampa/comunicati-stampa/WCMS_212983/lang&#8211;it/index.htm</a></p>
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		<title>Abbuffiamoci così, senza bon ton</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 07:25:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Presutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bon ton]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli aperitivi costituiscono piacevole momento d’incontro e conversazione e il buffet, che non è altro che un pranzo in piedi, è il fulcro attorno al quale si sviluppano vernissage ed ogni altro evento sociale o mondano. Purtroppo, l&#8217;esperienza di frequentatore di eventi, anche quale esperto di Bon ton, mi vede costretto a testimoniare la maleducazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/buffet_non_abbuffata_2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4260" title="buffet" src="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/buffet_non_abbuffata_2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli <strong>aperitivi</strong> costituiscono piacevole momento d’incontro e conversazione e il b<strong>uffet</strong>, che non è altro che un pranzo in piedi, è il fulcro attorno al quale si sviluppano vernissage ed ogni altro evento sociale o mondano.<span id="more-3593"></span></p>
<p>Purtroppo, l&#8217;esperienza di frequentatore di eventi, anche quale esperto di Bon ton, mi vede costretto a testimoniare la maleducazione fino all&#8217;arroganza che i buffet paiono far scatenare anche nei partecipanti più compassati o di età avanzata.</p>
<p>E&#8217; davvero inverecondo come d&#8217;un tratto, a mò di sciame, tutti gli invitati, apertosi il buffet, si gettino su tartine, dolci e salati, e bevano, anzi, taluni sbevazzino, oltre misura, come mai farebbero a casa non dico loro, ovviamente, ma già di semplici conoscenti.</p>
<p>Tra chi si piazza davanti ad un vassoio ingollandosi in continuazione, chi, ostruito, sgomita e allunga telescopicamente le braccia a cercare di cogliere, alla cieca, con mano dalla morsa a pinza, pur che sia qualcosa di commestibile, chi altro, addirittura, munito di sacchetto di carta, strategicamente portato da casa, se lo riempie, facendo scorta di tramezzini e bignè, per la cena o la colazione del giorno dopo.</p>
<p>Tutti ignorano tutti, presi da una fame che pare atavica, neanche fossero stati digiuni giorni e giorni, sotto l&#8217;occhio abituato e rassegnato, dei camerieri,</p>
<p>Il buffet viene ripulito tanto bene da non scorgervi più neanche le briciole dell’allestimento alimentare.</p>
<p>Non v&#8217;è Bon ton o Galateo che tengano o trattengano questi invasati che s&#8217;abbuffano fino allo sfinimento, rimanendo essi stessi sorpresi, dalla velocità con cui il cibo sparisca e restano a bocca aperta, delusi.</p>
<p>Forse un simile rimpinzarsi è un desinare compulsivo quello che il buffet eccita ed istiga, sicuramente è la morte del buon gusto e del buon senso, dell&#8217;educazione e del rispetto per chi ha fame sul serio!</p>
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		<title>Sedotta e abbandonata, la chimica italiana dalla Montecatini a Raul Gardini</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 13:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo Lasala</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chimica e farmaceutica]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono storie a lieto fine e storie amare, quella della chimica italiana, invece, è la storia di un sogno infranto. Gli storici sono stati forse poco attenti alle implicazioni economiche e sociali che la chimica può avere nell’innovazione tecnologica e nel progresso scientifico. Inoltre, l’idea che prima della Grande Guerra non esistesse in Italia una industria chimica vera e propria ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/gardini_raul.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4235" title="Raul Gardini" src="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/gardini_raul-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Ci sono storie a lieto fine e storie amare, quella della chimica italiana, invece, è la storia di un <strong>sogno infranto</strong>.</p>
<p>Gli storici sono stati forse <strong>poco attenti</strong> alle implicazioni economiche e sociali che la chimica può avere nell’innovazione tecnologica e nel <strong>progresso scientifico</strong>. Inoltre, l’idea che prima della Grande Guerra non esistesse in Italia una industria chimica vera e propria ha contribuito a rendere ancora più oscura la crescita di questo settore nell’Italia dell’Ottocento.<span id="more-4232"></span></p>
<p>Ricerca e produzione avevano avuto un notevole incremento per le necessità della guerra mondiale. Di particolare rilievo fu l’apporto di tecnici e scienziati come Fauser, Luigi Casali, <strong>Giulio Natta</strong>; le maggiori società si dotarono di laboratori di ricerca, dalla Montecatini alla Snia Viscosa, dalla BPD all’Anic. Un settore in rapida espansione fu quello dei coloranti, strettamente intrecciato agli esplosivi, ma anche ricerche come quelle sulla gomma sintetica (Ferrara), daranno frutti importanti nel secondo dopoguerra.</p>
<p>Negli anni Trenta la Montecatini e la <strong>Snia Viscosa</strong> dominano la ricerca ed il mercato della chimica: la prima per le piriti, gli anticrittogamici, l’acido solforico e cloridrico, ecc., la seconda per la cellulosa da piante nazionali, la gomma sintetica e le fibre artificiali e per quelle derivate da prodotti naturali, come il lanital, ricavato dalla caseina ad opera del tecnico bresciano Antonio Ferretti.</p>
<p>La vittoria degli Alleati e il <strong>passaggio</strong> dalla chimica del carbone a quella del petrolio segnano un <strong>punto cruciale</strong> nella storia della chimica italiana.</p>
<p>Nel 1966 <strong>Mediobanca</strong> favorisce la fusione tra Montecatini ed Edison: nasce così il gruppo privato <strong>Montedison</strong>. Nel 1968 Eugenio Cefis decide di scalare la Montedison per conto dell’Eni di cui è presidente. Con l’aiuto dell’IRI Eni acquista il 15% delle azioni della Montedison Spa.</p>
<p>Quella di Montedison è una <strong>storia molto complicata e affascinante</strong> dove, ancora una volta, i suoi destini sono segnati, come una forza ineluttabile, dalla sindrome del colpo di mano». Il finanziere <strong>Francesco Micheli</strong> è stato negli anni Settanta uno degli assistenti dell’allora presidente di Montedison Eugenio Cefis e successivamente, quindici anni fa, al centro dell’avventura finanziaria che nel luglio del 1985 consentì a Mario Schimberni di impossessarsi di Foro Buonaparte. La storia è nota: Micheli, all’epoca quarantottenne e a capo della <strong>Finarte</strong>, organizzò il rastrellamento delle azioni Bi-Invest di <strong>Carlo Bonomi</strong> che tramite Gemina deteneva oltre il 17% di Montedison e le offrì su un piatto d’argento a Schimberni. <strong>Fu un colpo di mano, uno dei tanti</strong>.</p>
<p>Varasi cedette a <strong>Gardini</strong> dalla sera alla mattina il suo 10% facendo arrabbiare non solo Schimberni ma anche Mediobanca perché in quel periodo l’erede di Ferruzzi stava diventando il peggior nemico di via Filodrammatici. Gardini da lì cominciò la scalata a <strong>Foro Buonaparte</strong>.</p>
<p>La Montedison naviga in <strong>cattive acque</strong>. Nonostante diversi tentativi di risanamento la situazione Montedison resta alquanto debole. Tra il 1986 e il 1987 il gruppo agroalimentare Ferruzzi acquista il 40% delle azioni Montedison.</p>
<p>Già l’anno successivo l’operazione si rileva però <strong>troppo dispendiosa</strong> per le finanze del gruppo Ferruzzi. Si progetta di effettuare perciò una fusione al 50% con la Eni creando nel 1989 la <strong>Enimont</strong>, società che avrebbe dovuto unire le attività chimiche dei due gruppi. Anche questa unione non ha esito positivo e nel 1990 Eni decide di acquistare tutte le azioni di Montedison in Enimont: l’anno successivo nasce <strong>Enichem</strong>.</p>
<p>Con l’inizio degli anni Novanta si registra un<strong> ridimensionamento</strong> del gruppo Ferruzzi Montedison, che nel 1993 <strong>rischia il fallimento</strong>. Tangentopoli e il <strong>siucidio di Raul Gardini</strong> danno il <strong>colpo finale</strong> alla società.</p>
<p>Il controllo di ciò che resta della Montedison (dopo cessioni e tagli al personale) passa ad una nuova società, la <strong>Italenergia</strong>, composta da Fiat, Finanziaria Tassara e varie banche. La Montedison cessa così di esistere ma, nell’ambito del gruppo Fiat, torna ad essere un’azienda che, come in origine, si occupa di energia elettrica: la <strong>Edison</strong>.</p>
<p>Con la fine della Montedison <strong>si spegne per sempre il sogno di una chimica italiana</strong>. Raul Gardini (“<em>il contadino</em>” o “<em>il corsaro di Ravenna</em>” come lo chiamavano i suoi detrattori) aveva <strong>osato troppo</strong>, si era convinto di poter far convivere politica e business. Gardini amava dire: “<em>La chimica sono io</em>“, ma adesso dovremmo dire ”<strong><em>La chimica non c’è più</em></strong>“.</p>
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		<title>Pal-V One, l’auto che diventa elicottero</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 13:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Blaset</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aerospazio]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporti e Logistica]]></category>
		<category><![CDATA[aereo-elicottero]]></category>
		<category><![CDATA[auto volante]]></category>
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		<description><![CDATA[Stanchi del traffico metropolitano e delle file di auto interminabili? Per chi di auto, clacson, semafori rossi e code per un parcheggio non vuol proprio più sentir parlare la soluzione arriva  ‘dal cielo’ e si materializza in una vera auto volante. Non è un sogno, ma un vero e proprio brevetto già depositato e materializzato nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/pal-v.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4213" title="pal-v one" src="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/pal-v-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Stanchi del traffico metropolitano e delle file di auto interminabili? Per chi di auto, clacson, semafori rossi e code per un parcheggio non vuol proprio più sentir parlare la soluzione arriva  ‘dal cielo’ e si materializza in una vera<strong> auto volante</strong>. Non è un sogno, ma un vero e proprio brevetto già depositato e materializzato nella prima <strong>Pal-V One</strong>, la macchina in grado di volare.<span id="more-4210"></span></p>
<p>Il progetto risale al 2001 quando l’azienda olandese <a href="http://pal-v.com/company/" rel="nofollow" target="_blank"><strong>Pal-V One Europe</strong></a> cominciò a lavorare su un primo prototipo di auto dotato di un <strong>sistema di volo a doppia elica</strong> rotante a dir poco rivoluzionario.</p>
<p>L’‘auto-cottero’ prodotta con questa tecnologia ha da poco superato i primi <strong>test di collaudo</strong> e si appresta ad essere lanciata sul mercato ad un prezzo compreso tra i <strong>250.000</strong> e i <strong>300.000 euro</strong>.</p>
<p>Il motore della particolare auto è ibrido, nato a benzina ma già predisposto per funzionare a bioetanolo. La velocità massima a cui il veicolo può arrivare è di <strong>180 km orari</strong>, mentre l’autonomia su strada è di <strong>1.200 km</strong>, come una vettura ecologica. Ma il bello arriva quando la coda della Pal-V One si allunga liberando l’elica posteriore e le <strong>pale retrattili</strong> che si trovano sul tetto. A questo punto la sagoma dell’auto diventa del tutto simile a quella di un elicottero pronto per il decollo con un’autonomia in volo è di <strong>500 km</strong> ad un’altitudine di 160 metri.</p>
<p>Dopo il lancio sul mercato che dovrebbe avvenire entro il 2014, per pilotare la Pal-V One sarà necessario un <strong>brevetto di volo a vista</strong>, by-passando, quindi, le complesse procedure di decollo e atterraggio degli aerei commerciali.</p>
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		<title>Il cane trovato può essere tenuto se non reclamato dal proprietario entro venti giorni</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 08:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>StLegaleDeValeriRoma</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritto]]></category>
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		<description><![CDATA[Una recente decisione dei giudici penali di legittimità che riguarda il ritrovamento di animali merita di essere sottoposta all’attenzione dei lettori ai quali sarà probabilmente capitato di trovare un cucciolo o un cane per strada e si saranno chiesti se potevano tenerlo. La Corte di Cassazione, con la sentenza 18749 del 29 aprile 2013 della seconda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/cane_abbandonato.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4206" title="cane abbandonato" src="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/cane_abbandonato-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Una recente decisione dei giudici penali di legittimità che riguarda il ritrovamento di animali merita di essere sottoposta all’attenzione dei lettori ai quali sarà probabilmente capitato di trovare un cucciolo o un cane per strada e si saranno chiesti se potevano tenerlo.<span id="more-4061"></span></p>
<p>La Corte di <strong>Cassazione</strong>, con la <strong>sentenza 18749 del 29 aprile 2013 della seconda sezione penale</strong>, si è espressa in un caso di presunta &#8220;appropriazione indebita&#8221; concernente il ritrovamento ed il successivo rifiuto di riconsegnare un cane. Successivamente era comparso il proprietario che non ottenendo la restituzione, aveva sporto querela.</p>
<p>Quando si configura l’appropriazione indebita, reato perseguibile a querela di parte ?<br />
Ricordo che l’<strong>art. 647 del codice penale</strong> “<strong>Appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o per caso fortuito</strong>” stabilisce che “<em>è punito a querela della persona offesa con la reclusione fino ad un anno o con la multa da euro 30 ad euro 309: 1) chiunque, avendo trovato denaro o cose da altri smarrite, se li appropria, senza osservare le prescrizioni della legge civile sull’acquisto della proprietà di cose trovate; (…) 3) chiunque si appropria di cose delle quali sia venuto in possesso per errore altrui o per caso fortuito. (…)”</em><br />
L’articolo in questione prevede che, qualora si accerti che il colpevole conosceva il proprietario della cosa di cui si è appropriato, la pena della reclusione può arrivare fino ai due anni.</p>
<p>Un anziano signore, nella controversia approdata in Cassazione, era stato querelato per essersi appropriato di un cane di razza meticcia boxer, senza segni di riconoscimento, del quale era entrato in possesso trovandolo per strada in quanto alla richiesta di restituzione del proprietario si era rifiutato di riconsegnarlo.<br />
Dopo il primo grado di giudizio dinanzi il Giudice di Pace, la Corte di Appello di Venezia aveva ritenuto di non doversi procedere nei confronti dell&#8217;uomo poiché il reato dove ritenersi estinto per prescrizione, accordando tuttavia a carico dell’imputato la somma di 500 euro quale danno risarcibile al proprietario costituitosi parte civile.<br />
Giunto il procedimento in Cassazione i giudici della II sezione penale hanno accolto il ricorso dell’anziano annullando la sentenza e rimettendo il procedimento al giudice civile competente per il grado di appello, precisando che il reato di cui all&#8217;art. 647 prevede il fatto appropriativo di cosa smarrita della quale una persona abbia acquisito il possesso per errore altrui o per caso fortuito.<br />
Il reato in questione prevede al numero 3 il fatto appropriativo di cosa smarrita della quale una persona abbia acquisito il possesso per errore altrui o per caso fortuito.</p>
<p>L’articolo 647 del codice penale deve essere necessariamente coordinato con l’art. 925 del codice civile.<br />
L’<strong>art. 925 del codice civile</strong> stabilisce infatti che gli “<em>animali mansuefatti</em>” ovvero quelli addomesticati e quindi con l’abitudine di tornare presso il luogo dove sono abitualmente tenuti dal proprietario, appartengono a chi ne ha acquisito il possesso salvo che non venga richiesta la restituzione entro venti giorni da quando il proprietario ha conosciuto il luogo dove si trovano.</p>
<p>Ai fini dell&#8217;applicabilità dell&#8217;art. 647 codice penale occorre che l&#8217;acquisizione del possesso debba avvenire per caso fortuito o per errore altrui e nel caso in questione l&#8217;acquisizione del possesso di una cane che si sia &#8220;smarrito&#8221; rientra fra le ipotesi del &#8220;caso fortuito&#8221;.</p>
<p>Secondo la decisione della Corte d&#8217;Appello di Venezia a seguito di istruttoria erano risultati incontestati il fatto che il &#8220;cane&#8221; si era smarrito dopo essere sfuggito al proprietario e che era stato &#8220;raccolto&#8221; dall&#8217;imputato che non avrebbe inteso restituirlo, dubitando della identità tra l&#8217;animale trovato e quello smarrito.<br />
Nel caso di specie va applicato anche l&#8217;articolo 925 del codice civile dove è previsto l&#8217;acquisto della &#8220;proprietà&#8221; dell&#8217;animale da parte di chi se ne sia impossessato se l&#8217;animale non sia stato reclamato entro venti giorni dal proprietario.<br />
<strong>Per applicare la fattispecie di reato dell&#8217;articolo 647 del codice penale, occorre che l&#8217;acquisizione del possesso debba avvenire per caso fortuito o per errore altrui e l&#8217;acquisizione del possesso di un cane che si sia &#8220;smarrito&#8221; può essere fatta rientrare fra le ipotesi di &#8220;caso fortuito&#8221;.</strong><br />
I giudici di piazza Cavour hanno precisato che gli animali devono essere considerati &#8220;cose&#8221;, assimilabili &#8211; secondo i principi civilistici &#8211; alla &#8220;res&#8221; (Cass. Sez. V 11.10.2011 n. 231).</p>
<p>Tenuto conto che gli animali non possono essere considerati &#8220;persone&#8221;, facendo riferimento alle categorie proprie del diritto civile, essi devono essere ricompresi nel novero delle &#8220;cose&#8221; (mobili), con susseguente applicabilità delle relative fattispecie penali, fra le quali quella qui contestata, ricorrendone le relative condizioni.<br />
<strong>studiolegaledevaleri@gmail.com</strong></p>
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		<title>Una vita da mediano? No, grazie</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 19:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arianna Oliverio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e Società]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
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		<description><![CDATA[Denaro, successo, salute, lavoro: queste sono nell&#8217;ordine le priorità degli italiani. I ritmi di vita sempre più pressanti sembrano aver però spostato l&#8217;attenzione sulla qualità di vita. Non più il lavoro come priorità. Al bando carriere da donne manager e uomini d&#8217;affari. Le nuove generazioni sembrano andare in questa direzione, alla costante ricerca di condizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/ricchi_vasca.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4191" title="Ricchezza" src="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/ricchi_vasca-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Denaro, successo, salute, lavoro: queste sono nell&#8217;ordine le <strong>priorità degli italiani</strong>. I ritmi di vita sempre più pressanti sembrano aver però spostato l&#8217;attenzione sulla qualità di vita. Non più il lavoro come priorità. Al bando carriere da donne manager e uomini d&#8217;affari. Le nuove generazioni sembrano andare in questa direzione, alla costante ricerca di condizioni sempre più agiate.<span id="more-4174"></span></p>
<p>Leggendo le statistiche pubblicate da alcuni centri di ricerca è addirittura possibile individuare una forte <strong>connotazione geografica di questo trend</strong>. Si pensi, ad esempio, al secondo rapporto <em>BES Istat</em> (Benessere Equo e Solidale in Italia) che rimarca come a fronte di un aumento della vita in alcuni ambiti territoriali, emergono forti diseguaglianze sociali tra Nord e Sud del Paese. Eppure qualcosa sta mutando. I freddi numeri delle statistiche indicano che non è tutto oro ciò che luccica e che <strong>a maggior benessere non sempre corrisponde qualità di vità proporzionale</strong>.</p>
<p>Ecco come sul l fronte delle criminalità Bologna, Milano, Torino risultino le città in cui maggiore è la criminalità con Bari e Palermo, in coda a questa speciale classifica. <strong>E cosa dire dell&#8217;ambiente?</strong> La peggiore qualità dell’ambiente vede Ferrara e Trento in cima ai default con Enna, Agrigento e Chieti tra le ultime. E se con la crisi tanti meridionali scelgono di ritornare a &#8220;casa&#8221; , abbiamo un quadro completo di un mondo che sembra aver sovvertito ogni stereotipo sulla &#8220;Milano da bere&#8221;.</p>
<p><strong>Ma allora cosa è qualità?</strong> Quali sono i crismi di un&#8217;esistenza qualitativa? La risposta non è semplice, essendo tantissimi i fattori da tenere in considerazione; altrettanto complesso è cercare di misurarla, per la mancanza di alcuni dati statistici riguardo fenomeni poco quantitativi.</p>
<p><strong>Alcuni studiosi individuano tre elementi</strong> imprescindibili per cercare di avvicinarci quanto più possibile a darne una valida esplicazione: individuo, gruppo e ambiente in cui si realizza. Sarebbe riduttivo definirla semplicemente come “il benessere di una comunità, città o nazione” perché ci sono complessi problemi, non soltanto economici, ma anche sociali, ambientali e di relazione, che caratterizzano ogni società moderna. Tanto più se si tiene conto di quanto le nostre metropoli registrino veloci trasformazioni: per questa ragione il concetto muta costantemente di significato.</p>
<p>Questa inversione abbastanza imprevedibile tra Nord e Sud deve farci riflettere: crolla il &#8220;mito&#8221; del Nord super produttivo e godereccio o semplicemente in epoche di crisi cambiano i punti di riferimento? Il modello che le ultime generazioni hanno proposto , basato su carriera, successo e denaro è ancora sostenibile? I ritmi compassati del Sud possono rappresentare un nuovo modello a cui aspirare per una vita sana ma sostenibile? <strong>Alle nuove generazioni spettano le risposte. In gioco c&#8217;è molto di più della semplice statistica</strong>.</p>
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		<title>Export o morte, per le imprese è una scelta obbligata</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 21:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Pugni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Export]]></category>
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		<description><![CDATA[Export o morte, potremmo dire così con un pò di macabra ironia. In un mercato oramai globalizzato, pensare ad una limitazione dei confini geografici per il proprio business equivale a porre una seria ipoteca sul futuro, soprattutto se l&#8217;azienda in questione ha un elevato costo del lavoro e quindi potenzialmente minori margini di profitto. L&#8217;export non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/export-italia-258x258.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4163" title="Esportazioni" src="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/export-italia-258x258-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Export o morte</em>, potremmo dire così con un pò di macabra ironia. In un mercato oramai globalizzato, <strong>pensare ad una limitazione dei confini</strong> <strong>geografici</strong> per il proprio business equivale a porre una seria ipoteca sul futuro, soprattutto se l&#8217;azienda in questione ha un elevato costo del lavoro e quindi potenzialmente minori margini di profitto.<span id="more-4032"></span></p>
<p>L&#8217;export non è più una scelta pionieristica, quanto piuttosto una <strong>strada obbligata</strong> che premia gli imprenditori con maggiore lungimiranza. I numeri in tal senso ci vengono in soccorso. Una lunga fila di dati dimostrano questa verità.</p>
<p>Ecco <strong>tre notizie</strong> prese quasi a caso nella lunga sequenza di quelle recenti:</p>
<p>a)  Abruzzo: l&#8217;export trascina i distretti;<br />
b) Vinitaly crescono le vendite in Usa e Canada<br />
c)  Monitor Banca Intesa: l’export tiene in vita le aziende</p>
<p><strong>L’Abruzzo cresce grazie alle vendite all’estero</strong>, in tutti i suoi comparti, dal meccanico a quello del vino. E infatti che l’agroalimentare tiri lo si evince anche dai dati presentati alla recente fiera VinItaly. Boom del fatturato (+6,5% nel 2012 sul 2011) per un giro d’affari totale pari a 4,7 miliardi di euro. A quali condizioni? Che si mantenga alta la qualità, afferma Leonardo Frescobaldi, e che si investa sul proprio brand.</p>
<p>Il monitoraggio di fine 2012 dei distretti realizzato da <em>Banca Intesa</em> conferma tutto: <strong>la spinta ed esportare è quello che tiene a galla le aziende italiane</strong>. Nell&#8217;ultimo annole esportazioni di tutti i distretti industriali hanno toccato quota 80,3 miliardi di euro con un incremento del 2,1% rispetto all’anno precedente.</p>
<p>I <strong>driver della crescita</strong> sono stati Usa e Giappone, seguiti a ruota da Cina e Russia. Moda e agroalimentare hanno chiuso il 2012 in forte accelerazione, laddove l’eccellenza italiana è stata riconosciuta e percepita.</p>
<p>Per la meccanica è stato il <strong>Brasile</strong> il paese più interessante con un aumento di oltre il 100% nelle esportazioni rispetto al 2011 (81,5 contro i precedenti 39 milioni di euro).</p>
<p>Considerando le stime prospettiche secondo cui il <strong>mercato interno sarà soggetto ad ultreriore contrazione</strong>, appare evidente come le maggiori opportunità di crescita per le imprese italiane verranno dai mercati non europei sui quali è necessario investire sforzi e ingegno. La sfida dell’export può esser vinta solo da quelle imprese più attive in termini di innovazione e marketing.</p>
<p><strong>L’importante è uscire dalla solita vecchia trappola del prodotto</strong>: non è questo quello che ci farà avere successo all’estero. Questa è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Dobbiamo lavorare per affermare il marchio, è nel marketing che bisogna investire.</p>
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		<title>Rapporti di coppia, ormai anche il sesso è green</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 05:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Ventura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e Società]]></category>
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		<category><![CDATA[rapporti di coppia]]></category>
		<category><![CDATA[sesso green]]></category>

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		<description><![CDATA[Il rispetto per l&#8217;ambiente è una vera e propria filosofia di vita. Tutelare l&#8217;ambiente equivale a salvaguardare le nuove generazioni.  In alcuni casi non è tuttavia ben chiaro il confine tra l&#8217;aspetto etico e quello profit.  Si può scoprire così come anche il sesso possa divenire diventato un affare a basso impatto ambientale. Basta digitare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/green_sex.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4135" title="Sesso ecocompatibile" src="http://www.outsidernews.net/wp-content/uploads/2013/05/green_sex-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il rispetto per l&#8217;ambiente è una vera e propria filosofia di vita. Tutelare l&#8217;ambiente equivale a salvaguardare le nuove generazioni.  In alcuni casi non è tuttavia ben chiaro il confine tra l&#8217;aspetto etico e quello profit.  Si può scoprire così come <strong>anche il sesso possa divenire diventato un affare a basso impatto ambientale</strong>. Basta digitare “eco sesso” sul motore di ricerca ed  ecco comparire un lungo elenco di consigli, prodotti e istruzioni d’uso.<span id="more-4055"></span></p>
<p>Si va da decalogo &#8220;<em>Greenpeace Paesi Bassi</em>&#8221; alla guida per “<em>trasformare in ecologically correct la nostra vita sessuale</em>”. Dell’accenno alla difficoltà di trovare un partner che stia a tutte, però, nemmeno l’ombra.</p>
<p>La questione può far sorridere a prima vista, ma alcune <strong>statistiche</strong> ci riportano immediatamente alla realtà:</p>
<p>- 100 milioni è il numero di condom che vengono impropriamente smaltiti ogni anno nel Regno Unito;<br />
- 7-8%: è tasso di giocattoli erotici testati che contengono ftalati (in concentrazioni che vanno dal 24 al 51 per cento) in uno studio condotto per conto di Greenpeace Paesi Bassi;<br />
- 20%: è la percentuale di adulti in tutto il mondo che ha utilizzato un vibratore;<br />
- 22%: è la percentuale di persone in tutto il mondo che hanno avuto rapporti sessuali in giardino.</p>
<p><strong>Anche il sesso ha dunque un suo impatto ambientale</strong>. Diversi produttori di condom si sono posti il problema dell&#8217;eco compatibilità del prodotto. Ecco dunque “Sir Richard”, il primo preservativo prodotto in maniera totalmente ecologica dal duo americano Matthew Gerson e Mark Kreloff. Questo, a differenza del prodotto “French Letter,” fa felici anche i vegani perché prodotto con totale assenza di caseina! Accipicchia direte voi (e pure io) ora si che si ragiona! Poi è disponibile nelle versioni &#8220;Classic&#8221;, &#8220;Ultra Thin&#8221;, &#8220;Extra large&#8221; e &#8220;Share Sensation&#8221;. Proprio da non perderlo, Mr Richard è attento anche al design e al packaging essendo commercializzato in simpatiche confezioni in cartone riciclato e riciclabile da dodici pezzi ciascuna.</p>
<p><strong>Le valutazioni d&#8217;impatto ambientale non si fermano ai condom</strong>. Abbiamo i vibratori verdi &#8220;Leaf&#8221;. Come sostenuto dall&#8217;attrice americana Alicia Silverstone, che li ha recensiti con grande entusiasmo suOpensky: &#8220;C&#8217;è una società che produce un vibratore migliore di tutti gli altri. Questi vibratori sono disponibili in forme diverse, tutte ispirate dalla natura. Mi piacciono perché hanno un aspetto naturale e femminile, come foglie e fiori. Non fanno paura. Inoltre sono fatti in silicone super leggero e privo di ftalati e si utilizzano con batterie ricaricabili. E me li hanno spediti in una confezione che non solo è discreta, ma realizzata con materiali riciclati. Ce ne sono di diversi tipi, in modo da poter scegliere quella che più vi ispira. È bello sapere che si può ottenere piacere rispettano allo stesso tempo la natura&#8221;. Completi di tutto, anche di un eco caricabatterie</p>
<p><strong>E se il &#8220;giocattolo&#8221; si rompe?</strong> Niente panico, esiste un modo rispettoso dell&#8217;ambiente per poterlo riciclare: alcuni siti inglesi offrono un servizio di riciclaggio di giocattoli erotici rotti o in disuso, facendovi acquisire crediti per l&#8217;acquisto di altri fabbricati con materiali a loro volta già riciclati. Come non citare GӒSM dell&#8217;azienda Lelo, vibratore “fai da te” dell’ ECO-TOYS in piena filosofia IKEA! Realizzato con pneumatici riciclati e legno, presentato con un kit di montaggio, con tanto di istruzioni. Le sorprese non finiscono qui: le batterie a lunga durata e si ricarica a mano con una semplice brugola.</p>
<p><strong>Il successo riscosso sta facendo pensare all’azienda di metterlo davvero in produzione ma come per un mobile IKEA se ci fossero problemi di montaggio?</strong> Bene, ora si che ne so qualcosa in più, ma visto che ancora non sono convinta, proseguo nel mio approfondimento con i pratici consigli sul cosa indossare (direi intimo ecologico), dove fare la&#8217;more (nei prati e sul letto eco-sostenibile) cosa mangiare (afrodisiaci naturali) e perchè no anche che luce usare. In questo caso se proprio non si può fare l&#8217;amore durante il giorno e si vuole comunque guardare negli occhi il proprio partner, almeno farlo a lume di candela (ecologica ovviamente), senza accendere le luci.</p>
<p><strong>La materia come è evidente è ricca</strong>. Mettiamo il caso di voler adottare questo nuovo stile di vita sessuale nel rispetto dell’ambiente. Mettiamoci pure la fatica di convincere il proprio partner (se ovviamente siamo tra le fortunate persone che lo hanno già in dotazione, più complicato per chi lo devesse ancora trovare). Non sembra proprio un&#8217;impresa banale.</p>
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