E se i rifiuti diventassero il nuovo petrolio italiano?

La questione rifiuti ha messo a  rischio la credibilità del sistema Italia nel mondo. L’incapacità delle nostre città nella gestione delle più elementari norme ambientali ha reso palese l’assenza di una qualsiasi programmazione di settore. Le mafie si sono dimostrate le realtà più pronte a sviluppare business all’interno delle maglie dell’inefficienza pubblica , inquinando aria, acqua, terra e generando così milioni di morti per patologie svariate.

In un recente Rapporto di Legambiente si parla del problema rifiuti in termini di “emergenza nazionale”.

Ciò che è un problema in Italia , non sembra essere tale in Europa. La Direttiva UE 2008/98/CE definisce il concetto di rifiuto come “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi”. Secondo quanto pubblicato dall’Unione Europea nel 2008 la produzione totale di rifiuti delle attività economiche e domestiche dei 27 Stati Membri ammontava a 2615 milioni di tonnellate. Di queste circa 98 milioni di tonnellate sono stati classificati come rifiuti pericolosi. In termini di produzione pro capite per abitante parliamo di circa 5,2 tonnellate di rifiuti, di cui 196 kg classificati come pericolosi. In Italia l’ISTAT ha censito nel 2012 ben 609,5 chilogrammi di rifiuti prodotti per abitante, con un aumento dello 0,9% rispetto al 2009.

Quanto costa in Italia la gestione dei rifiuti ? Secondo NOMISMA l’onere è a carico dei cittadini ammonta a 2.5 miliardi di euro anno. Il fatto più curioso è che solo nel nostro Paese i rifiuti sono vissuti come onere da parte della Pubblica Amministrazione. In Europa e nel Mondo la valutazione dell’immondizia viene effettuata secondo un parametro di produttività ossia facendo riferimento alla quantità di energia generabile. Nei paesi scandinavi le grandi metropoli sono riscaldate attraverso il trattamento dei rifiuti. L’immondizia viene trattata e ne viene tratto valore. Siamo addirittura ad un paradosso: mentre in passato le metropoli del Sud Europa dovevano addirittura pagare per “cedere” i rifiuti a Norvegia o Islanda, oggi queste realtà all’avanguardia riscontrano una “carenza” di approvvigionamento , scontando la concorrenza di altre realtà (Olanda, Germania).

Esiste dunque una strada , seppur già battuta anche per il nostro Paese. Esiste la possibilità di “creare valore” da ciò che oggi è un mero costo nonchè un indice di fatturato generoso per le mafie e l’anti Stato. Probabilmente una norma coattiva che parta dai rifiuti della PA obbligando la conversione in energia, potrebbe essere una potenziale svolta. Dovrebbero essere Regioni, Provincie e Comuni a dare il “la” ad una rivoluzione epocale. Trasformare il minus in plus con le energie è possibile. All’appello manchiamo solo noi.

Informazioni su Gianluigi Mayer 8 Articoli
Operatore allo sviluppo, con esperienza decennale in comunicazione e finanziamenti per l’impresa. Esperto in micro-credito e vicepresidente fondazione Work for World. Collaboratore di alcune testate giornalistiche indipendenti. Appassionato di storia economica e organizzatore amatoriale di eventi e seminari artistico-culturali.

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