Chi sogna il ritorno della Lira ignora il suo lato oscuro

C’è un aspetto che i sovranisti, cioè quelli favorevoli al ritorno alla lira, trascurano: esiste un lato oscuro della moneta nazionale.

Se io dispongo di una moneta mia, la lira ad esempio, è evidente che posso svalutarla e riacquisto competitività. Se svaluto del 20 per cento verso il dollaro (o l’euro, a quel punto) per tutti quelli dell’area euro e del dollaro le scarpe che voglio vendere costeranno (a loro) il 20 per cento in meno. E quindi venderò di più. E non avrò fatto alcun sforzo. Non ho ridotto l’occupazione, non ho riorganizzato i miei impianti, cambiato le leggi sul lavoro o migliorato il marketing. Niente di niente. E’ bastato abbassare il valore della mia moneta, e di colpo sono diventato più efficiente. E’ un comportamento che l’Italia ha adottato per anni. E che alcuni ritengono interessante anche oggi.

Questa è la storia che raccontano i sovranisti. Ma è solo la prima metà della storia. La seconda è decisamente più angosciosa.

Per il cliente americano o europeo le mie scarpe  costano il 20 per cento in meno. Ma anche la mia azienda vale il 20 per cento in meno: per gli stranieri, cioè, diventa più vantaggioso comprare le imprese italiane perché le pagano meno, esattamente come le scarpe. In sostanza, espongo il mio sistema produttivo agli appetiti di chi dispone di dollari o di euro.

Con la svalutazione, io vendo le mie merci più facilmente all’estero perché per gli stranieri costano meno di prima. Il rovescio della medaglia è che tutto quello che invece devo comprare io (dalle auto ai computer al petrolio) all’estero, mi costa esattamente il 20 per cento in più.

Attraverso questa via, i miei costi di produzione cominciano a salire e dopo un certo periodo di tempo sarò costretto a alzare i prezzi. Azzerando di fatto i vantaggi della precedente svalutazione.

Morale: abbassare il valore della moneta nazionale sembra una grande idea. Invece è una specie di spirale infinita. Se scelgo di essere competitivo svalutando la moneta, invece di riorganizzarmi e di diventare più bravo, devo essere pronto a farlo una volta, poi un’altra e un’altra ancora. Un inferno.

E infatti non a caso il paese che oggi va meglio in Europa, la Germania, ha sempre seguito la strada inversa, cioè quella di una moneta forte.

Giuseppe Turani
Informazioni su Giuseppe Turani 29 Articoli
Giornalista economico e Direttore di "Uomini & Business". E' stato vice direttore de L'Espresso e di Affari e Finanza, supplemento economico de La Repubblica. Dal 1990 al 1992 è editorialista del Corriere della Sera, del mensile Capital e dei settimanali L'Europeo e Il Mondo. Ha scritto 32 libri.

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